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pagina precedente pagina iniziale Come Don Bosco - Bruno Ferrero “NON CI INDURRE IN TENTAZIONE” L’AUTOCONTROLLO Forse possiamo anche dirlo: buona parte della
crisi finanziaria attuale è dovuta al colossale fallimento dell’autocontrollo di
un’intera generazione. Soffriamo molto questa crisi perché
c’eravamo abituati a una tranquilla democrazia dell’eccesso, in un paesaggio
pullulante di tentazioni. È difficile controllarsi in un mondo che non fa che
sollecitare i nostri “appetiti”, un mondo che sembra un gigantesco “buffet”. Ci
si è messa anche la tecnologia. Ha abbassato i prezzi di molte merci e stuzzica
le nostre voglie, tempestandoci di lusinghe a portata di mano. Il motto di un
sito internet molto frequentato è «La vita è breve. Fatti l’amante». Basta un
clic e tutte le voglie si possono soddisfare, soprattutto grazie al magico
cartoncino inventato dalle banche per facilitare ogni sorta di acquisto, con
scarsissimo senso del futuro. Il cambiamento più grande è avvenuto dentro di
noi. E consiste in una maggiore propensione a privilegiare su tutto la felicità
individuale. Chi non è soddisfatto dal suo legame e vuole scioglierlo, può farlo
perché non esiste più una pressione sociale capace di impedirglielo. Anche i più
giovani sono presi nel vortice dell’abbuffata generale. Frastornati dalla
girandola delle offerte, sono spesso incapaci di concentrazione, volubili e con
un labile senso del limite. La domanda del nostro tempo è: dove sono gli
adulti? Il primo passo che si deve fare è capire
quanto sia forte il condizionamento dell’ambiente e imparare a governarlo.
Specialmente i genitori di preadolescenti devono tenere conto del contesto e,
quando sia possibile, mantenerlo sotto controllo, finché i figli non sono in
grado di farlo essi stessi. Del resto anche un adulto deve imparare a “fuggire
le occasioni”. Il sistema preventivo non è per niente permissivo, ma crea
un’impalcatura di sostegno che consente alla persona di “solidificarsi”. In un collegio avevano comprato un po’ di
mele fresche e belle, e ne avevano collocato il canestrino accanto alla finestra
della dispensa. Ed ecco, d’un tratto, tutte le mele scomparse! La direttrice
vede don Bosco, l’avvicina e gli dice: «Sa’, Padre, che cosa ci han fatto i giovani
questa mattina? Avevamo provveduto un po’ di belle mele per il pranzo dei
forestieri (era un giorno di festa per il collegio), e ce le hanno rubate
tutte!». Ed egli, colla calma abituale: «Il torto non
è dei giovani, ma vostro. Chiamate il prefetto, e ditegli che don Bosco ha detto
di far subito apporre un’inferriata a quella finestra... Ricordatevi di non
mettere mai i giovani in occasione di poter commettere una mancanza; ecco il
sistema preventivo di don Bosco!» (Memorie Biografiche X, 649).
L’autocontrollo è per natura sua un enigma.
Dipende da molti fattori. Assuefazioni, dipendenze, compulsioni, abitudini un
tempo definite viziose hanno trovato un alibi. Sono considerate malattie: dal
gioco d’azzardo, allo shopping, alla cocaina, all’abuso di alcol, ai videogame,
a Internet. Significa ipotizzare che la volontà dell’individuo non conta più. È
come abdicare dall’umanità. Ciò che ci rende umani è la capacità di disobbedire
ai nostri impulsi e integrarli in una forma più completa di carattere. Questo ha un prezzo che sempre meno persone
hanno l’intenzione di pagare: lo sforzo. La lotta per la conquista
dell’autocontrollo è eccitante proprio perché si tratta di una lotta. La forza
di volontà è un muscolo: si può potenziare con l’esercizio quotidiano. Si tratta
quindi di insegnare ai bambini le “buone abitudini”, quelle del tipo «conta fino
a venti prima di arrabbiarti, non si mangia fuori pasto, alle ventuno si va a
dormire ecc.». Oggi a molti bambini viene diagnosticato un
deficit di attenzione, ma in parecchi casi, anche se non in tutti, la ragione
dei loro disturbi è semplicemente che non hanno mai imparato a esercitare
l’autocontrollo. È necessario agire d’anticipo. E costruire
un’architettura della scelta. Questo dipende dalla “visione”: l’autocontrollo
consiste nel riuscire a guardare oltre l’oggi, a rinviare, se necessario, la
gratificazione istantanea per perseguire la realizzazione di obiettivi più
importanti. Chi non ha una meta da raggiungere si lascia facilmente catturare
dalle tentazioni. Controllare l’ambiente, significa per esempio
organizzare il proprio lavoro in modo tale da facilitarne l’esecuzione. Uno
studio ha dimostrato che basta una finestra dell’aula affacciata su un giardino
per aumentare del 20 per cento la disciplina fra gli alunni. Qual è il ragazzo
che riesce a studiare se c’è un televisore acceso a qualche metro di distanza? Lo specchio magico Ma la cosa più importante è che
l’autocontrollo si impara “in compagnia”. Se qualcuno ci guarda tendiamo a
comportarci in modo diverso. Gli esperimenti hanno dimostrato che basta
semplicemente mettere uno specchio in un ambiente perché le persone si
comportino meglio, per esempio lasciando i soldi del giornale all’edicola anche
quando il gestore non c’è. L’installazione di uno specchio nel settore dolciumi
di un supermercato ha fatto diminuire fra i bambini di oltre il 70 per cento i
furti dei dolci. Per i bambini, i genitori sono lo specchio
indispensabile: lo specchio dell’anima. Sono “lo specchio magico sulla parete”
che dice se quel comportamento, quella parola, quella bugia servono a costruire
una bella persona o sono solo distruttivi. La loro approvazione o
disapprovazione conta moltissimo. Genitori poco presenti hanno figli con
scarsissima autodisciplina. L’erosione della dimensione comunitaria è la
conseguenza peggiore della vita moderna. Noi & loro - La figlia - Alessandra
Mastrodonato IL LETARGO DEGLI ADOLESCENTI Sembra proprio che la condizione esistenziale
di molti ragazzi e ragazze trovi uno specchio fedele nell’opacità e nell’abulia
di un inverno perenne. Da sempre la vivacità e l’irrequietezza
dell’adolescenza è stata paragonata al frizzante fiorire della primavera. Il
risveglio festoso della natura, il suo acerbo palpitare sotto i raggi del sole
di marzo, il fermento e la sfrontatezza dei primi germogli che sbocciano in
tutto il loro splendore sfidando gli ultimi strascichi della passata stagione,
parevano alludere vividamente alla salutare inquietudine degli adolescenti,
metafora del loro primo affacciarsi alla vita con tutto l’entusiasmo e la
curiosità propri della loro età. Negli ultimi anni, tuttavia, sembra proprio
che la condizione esistenziale di molti ragazzi e ragazze trovi uno specchio più
fedele nell’opacità e nell’abulia di un inverno perenne. Adolescenti
addormentati, annoiati, apatici, indolenti, con le emozioni e i sensi ovattati,
come se una spessa coltre di neve ricoprisse impietosamente le loro giovani
vite, isolandoli dal resto del mondo e rendendoli indifferenti a tutto e a
tutti. Adolescenti che, chiusi nel loro guscio coriaceo e impenetrabile,
sembrano già stanchi di vivere. Qualcuno si chiede se i ragazzi di oggi non
siano già morti dentro. Ad uno sguardo più attento ci si accorge che sono solo
“in letargo”. E, proprio come piccoli animali in letargo, scelgono – più o meno
consapevolmente o guidati da una sorta di istinto di sopravvivenza – di vivere
“a risparmio energetico”. Obiettivo primario: conseguire il massimo risultato
possibile con il minimo spreco di energie e, magari, anche con il minimo
coinvolgimento emotivo e psicologico. Eppure, dietro questa apparenza fredda e
inerte, sotto il languido torpore che spesso li pervade, si cela, talvolta molto
ben nascosta da sguardi indiscreti, una viscerale sete di vita; un intimo
desiderio di felicità che aspetta solo di essere liberato e risvegliato dal
sonno per potersi esprimere in tutta la sua forza vitale. Non bisogna, infatti, dimenticare che anche
dietro l’ingannevole volto di morte dell’inverno, la vita continua
silenziosamente a pulsare: sotto terra, nelle tane degli animali in letargo,
sotto la corteccia degli alberi addormentati. Ed esattamente la stessa cosa
avviene anche nel cuore degli adolescenti. Sta allora agli adulti aiutare i ragazzi di
oggi a ridestarsi dal loro letargo, a sciogliere quel blocco di ghiaccio che
spesso li attanaglia, impedendogli di esprimere liberamente le loro emozioni e
di dar voce ai loro desideri più autentici. Spetta agli adulti il difficile, ma
bellissimo compito di spronare gli adolescenti a non essere semplici spettatori,
ma protagonisti attivi e consapevoli della loro quotidianità, ricordando loro
ogni giorno le immense potenzialità insite nel loro essere seme e germoglio di
vita nuova. Noi & loro - La madre - Marianna Pacucci IL FATICOSO INVERNO L’inverno offre ai giovani e agli adulti
istruttive prove di laboriosità, efficaci esercizi di pazienza, possibilità
feconde Com’è difficile per i giovani vivere
l’inverno! Tutto, in questa stagione, appare contrario alla loro sensibilità e
agli abituali stili di vita; tanti sono gli elementi che sfuggono ai desideri e
alle esigenze dei ragazzi di oggi. Il freddo si oppone alla ricerca di calore
utile a scaldare il cuore di una generazione che soffre ormai endemicamente una
condizione di solitudine. Il grigiore del cielo e l’apparente sterilità della
terra accentuano la difficoltà di un contatto con la vita che sia generativo di
ulteriore vita. Il silenzio della natura rende quasi insopportabile il bisogno
di rumori e di suoni che possano far compagnia a chi ha continuamente bisogno di
presenze e di stimoli per crescere. L’inverno è, per gli studenti, il periodo di
maggiore fatica scolastica: ormai lontani dall’entusiasmo dell’inizio e ancora
troppo distanti dal confronto con i risultati finali, sembrano quasi
intrappolati in una quotidianità noiosa e ripetitiva che non sempre assume il
giusto ritmo. Anche per i giovani lavoratori (fortunati agli occhi di tutti, ma
talvolta frustrati da attività precarie e inadeguate rispetto alle loro
aspettative e competenze) i mesi invernali sono quelli peggiori: alzarsi la
mattina quando è ancora buio, affrontare temperature glaciali e antipatiche
piogge, tornare di corsa a casa dopo il tramonto e spesso senza prospettive di
uscite serali: come è possibile vivere la maggior parte della giornata chiusi in
un guscio? Può bastare il desiderio che al più presto giunga la primavera? Nonostante tutte queste difficoltà e
condizionamenti, l’inverno non può essere liquidato come una stagione inutile.
Occorre però darsi da fare, soprattutto in famiglia, perché questo tempo possa
divenire congeniale alle nuove generazioni. Il ritrovarsi insieme in casa può
diventare l’occasione per rianimare le relazioni fra le generazioni, che non
possono restare confinate nella sfera di un’affettività dovuta, ma meritano di
divenire storie d’amore volute intensamente. Troppo spesso, dopo le feste natalizie che
rischiano di coincidere con una ritualità forzata, c’è bisogno di tornare ad una
ferialità familiare, in cui i tempi e gli spazi della casa diventano l’occasione
preziosa di condividere fatiche e speranze, dolori e inquietudini, sogni e
bisogni. L’inverno offre ai giovani e agli adulti istruttive prove di
laboriosità, efficaci esercizi di pazienza, possibilità feconde di tolleranza
all’interno di una rinnovata voglia di compagnia; ciascuno può imparare a
riconoscere quanto è importante accogliersi reciprocamente nella comune esigenza
di sperare nel futuro. Stare un po’ di più insieme, essere più pronti nella
disponibilità, sostenersi l’un l’altro nella faticosa esperienza del seme che
sta morendo per rinascere. |
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