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Parrocchia San Pietro - Abbiategrasso

 

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La parola del Parroco

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Riportiamo qui gli scritti del nostro Parroco, don Giuseppe Colombo, pubblicati sul Bollettino Parrocchiale "La Pietra".

 

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Gennaio 2019                                                                       Parola del Parroco

 

 

 

 

 

Buon anno!

L’augurio di qualche giorno fa, che si prolunga in queste prime settimane di gennaio, possa essere di stimolo per un rinnovato e consapevole impegno a portare buoni frutti nel cammino nel tempo che di nuovo ci è donato.

Parole, pensieri e messaggi significativi pronunciati nell’occasione del giungere del nuovo anno possono essere di particolare aiuto a far tesoro del dono della vita e della fede ed averne sempre più cura.

Quanto più il numero degli anni ‘pesa’ sulle spalle, tanto più sentiamo che possiamo e dobbiamo essere un po’ di esempio ai piccoli.

Possa io, nei giorni a venire, avere nel cuore la passione per quanto mi è dato di compiere, per quello che mi è chiesto, per quello che io stesso scelgo di fare: un pizzico in più di passione in quello che faccio, un briciolo in più  di rinnovata convinzione che ne valga la pena e quindi un poco di impegno in più.

Magari non ne viene nulla.

Potrebbe però capitare che uno sguardo curioso, attento e interessato, di chi ha tutta una vita davanti, mi tenga d’occhio, mi osservi, mi scruti in ciò che faccio.

Come sarebbe bello e fruttuoso se con quello sguardo si possa intuire che dentro il mio cuore ci sta il calore, la passione, la determinazione a guidare e sostenere il mio agire.

Se così è, un giovane forse scoprirebbe e riconoscerebbe che c’è un mano tesa per aiutarlo a camminare, ad appassionarsi e poi a continuare con le proprie gambe, anzi ad andare oltre a chi lo ha aperto al cammino della vita e della fede.

Sarebbe invece molto dannoso se in me, adulto per gli anni che porto sulle spalle, continuassi a coltivare un spirito adolescenziale, trascinato da sensazioni istintive, incapace di agire con scelte consapevoli riferite ad una scala di valori.

A dire il vero ho l’impressione che, con il passare degli anni, il fisico stesso rifiuta tale modo di fare. Io invece continuo testardamente a pretendere, anche con mezzi ingannevoli, ciò che invece avrei dovuto coltivare e curare al tempo giusto per essere oggi veramente adulto.

Tale modo di agire non apre, ma preclude cammini per chi sta venendo avanti; anzi, continuamente, in modo subdolo o palese, usurpa ruoli, lavori, spazi che spetterebbero ad altri.

E gli altri si allontanano, se ne vanno altrove.

Accanto alla passione che gli ha fatto scoprire quanto valga la pena impegnarsi in un certo modo, l’adulto può tentare di far scoprire e di trasmettere il valore enorme del sapersi assumere la responsabilità.

Anche se non mi vede nessuno, anche se nessuno mi chiede conto, anche se nessuno si accorge, gli altri possono star tranquilli: per quanto ho soppesato, valutato, scelto e deciso non verrò mai meno all’impegno preso, alla responsabilità che mi sono assunto, costi quel che costi.

Per questo non smetterò di cercare il bene vero da perseguire; non smetterò di sforzarmi per dare il meglio di me stesso, per compiere meglio che posso quanto c’è da fare.

Naturalmente con il solito … stile del servo: sempre attento a tutto e a tutti, senza lasciarsi abbindolare, ma senza disprezzare o schiacciare nulla che possa arricchire il mio essere servo buono e fedele, consapevole di essere inutile, sicuro, al momento di tirare le somme, di dover riconoscere di non aver fatto  niente di più di quanto doveva essere fatto.  

Sono convinto che questo avvenga tanto più quanto più mi è chiaro, nella mente e nel cuore, che il criterio ultimo di ogni agire è amare Dio sopra ogni cosa è il prossimo come lui ci ha insegnato.

Allora l’adulto riconosce che l’ambito per metterci dentro la passione e per assumersi le responsabilità, per essere ’servo inutile’ è quello della propria vocazione: la famiglia e, a scalare, le altre relazione in ordine di importanza, il lavoro, lo studio, le varie situazioni che si presentano in questo intreccio di relazioni, come l’uso delle ricchezze o le vicende della salute.

Il di più che posso e mi sento di fare, il cosiddetto volontariato, è la cartina di tornasole che, per come lo vivo, rivela a me e agli altri il grado di maturità che ho raggiunto e ‘lascia il segno’ oppure chiude la strada ai giovani.

Ultimamente poi mi sento di richiamare ancora che la sorgente di tutto è il “brillare del volto del Signore” sulla mia vita, come dice l’augurio del libro dei Numeri nella messa di capodanno.