|
|
|
|
L'ANNUNCIO DEL VICARIO GENERALE
su Saluto al Cardinale Dionigi Tettamanzi
su Su "La Pietra" di questo mese OMELIA NELLA MESSA PER LA PACE 1. Fratelli e sorelle
nel Signore Gesù, saluto di cuore i Membri del Consiglio delle Chiese di Milano.
La loro presenza a questa azione eucaristica, in occasione della giornata
mondiale della pace, è un segno particolarmente eloquente del desiderio che la
dimensione ecumenica, che tanto ci sta a cuore, possa crescere anche a beneficio
dell’unità della famiglia umana. Saluto i Membri della Commissione diocesana per
l’ecumenismo e il dialogo. Saluto i fedeli delle aggregazioni ecclesiali
cattoliche qui presenti, in particolare di quelle più esplicitamente impegnate a
coordinare l’impegno comune per la pace. 2. Benedetto XVI, nel Messaggio per la XLV
Giornata mondiale della pace, afferma: «La pace è frutto della giustizia ed
effetto della carità. La pace è anzitutto dono di Dio. Noi cristiani crediamo
che Cristo è la nostra vera pace: in Lui, nella sua Croce, Dio ha riconciliato a
Sé il mondo e ha distrutto le barriere che ci separavano gli uni dagli altri
(cfr Ef 2,14-18); in Lui c’è un’unica famiglia riconciliata nell’amore»
(Benedetto XVI, Messaggio per la XLV Giornata mondiale della pace 5). Guardiamo perciò a Cristo, nostra pace. Ce lo
chiede san Paolo facendo sue le parole di un antichissimo inno usato dalle
comunità primitive: «nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla
terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: "Gesù Cristo è Signore!" a gloria
di Dio Padre» (Epistola, Fil 2,10-11). In questa, che è la più antica
professione di fede che pone Gesù come Signore dell’universo accanto a Dio
Padre, troviamo la piena garanzia di pace. 3. Su quali basi possiamo invocare Cristo
come nostra pace (cf. Ef 2,14)? Volgiamo la nostra attenzione al brano
evangelico appena proclamato. «Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti
per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato
dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo» (Vangelo, Lc 2,21). Gesù, il
Salvatore, questo è il significato del Suo nome, non rompe con la Sua storia che
è la storia del Suo popolo. La circoncisione, come ci farà pregare il Prefazio,
dice che Egli «senza disprezzo per il mondo antico diede principio al nuovo;
nell’ossequio della legge divenne legislatore e, portando nella povertà della
nostra natura la sua divina ricchezza, elargì nuova sostanza al mistero dei
vecchi riti» (Prefazio). Il Salvatore compie un’opera di unificazione: «La pace…
crea l’unione … suo beneficio particolare è di unire a Dio coloro che separa dal
mondo del male» (San Leone Magno, Discorso 6 per il Natale). L’opera di unità
generata dall’incarnazione del Figlio di Dio ci offre un criterio per perseguire
la pace: saper leggere i segni di pace presenti nella storia, superando nel
dialogo e nel negoziato, ogni conflitto, per tessere l’opera unificatrice che
genera pace. Pregare per la pace, come fanno i cristiani e
gli uomini delle religioni, non è quindi un gesto inefficace, una sorta di
superficiale cosmesi. Al contrario, è andare al cuore della questione chiamando
tutto il potere di questo mondo a fare i conti con il Principe della Pace (cf.
Is 9,5). Su questa base verità, giustizia, amore e libertà sono, come insegnò il
Beato Giovanni XXIII (cf. Pacem in terris 20), i pilastri su cui gli uomini
“pacifici” sono chiamati a dar forma all’azione pacificatrice che ha in Dio il
suo pieno artefice. 4. Il primo è più importante criterio di
verifica dell’azione di pace chiede di mettere in campo l’io e le sue relazioni
costitutive. La relazione personale buona, che è al cuore dell’essere stesso di
Dio Unitrino, è al centro di ogni comunicazione tra Dio e l’uomo e deve essere
la modalità della relazione tra uomo e uomo. Deve esserlo eminentemente in
quella che Benedetto XVI, nel Messaggio della pace di quest’anno, definisce come
«l’avventura più affascinante e difficile della vita»: l’educazione. Questo è un
tema centrale per la missione delle nostre comunità. E nell’educazione, in
particolare nella trasmissione del patrimonio della fede alle giovani
generazioni, decisiva è la figura del testimone. «Sono più che mai necessari
-scrive il Papa- autentici testimoni, e non meri dispensatori di regole e di
informazioni; testimoni che sappiano vedere più lontano degli altri, perché la
loro vita abbraccia spazi più ampi. Il testimone è colui che vive per primo il
cammino che propone» (Benedetto XVI, Messaggio per la XLV Giornata mondiale
della pace 2). In questa prospettiva sarà decisivo il modo
con cui i fedeli ambrosiani e tutti i cittadini lombardi e non solo,
prepareranno e parteciperanno al VII Incontro Mondiale delle Famiglie dal
significativo tema che intende promuovere l’unità della persona -Famiglia,
lavoro e festa- e che vedrà la straordinaria presenza tra noi di Benedetto XVI. 5. Nella logica testimoniale propria
dell’azione cristiana e, quindi, dell’azione di pace promossa dai cristiani, non
possiamo dimenticare, in un’occasione come questa, il martirio (la parola greca
per dire testimonianza) fino all’effusione del sangue di tanti nostri fratelli
cristiani. Ben 26 sono stati quest’anno i missionari uccisi. E la nostra
preghiera abbraccia in questo momento tutti i cristiani che in varie parti del
mondo hanno pagato e pagano con la propria vita per la fede. La testimonianza,
anche quando non viene domandata nella sua forma più radicale, è il compito più
urgente per ogni cristiano oggi. Ognuno di noi è chiamato a documentare con la
sua vita che seguendo Cristo è più compiutamente uomo. Pensiamo a Bhatti, il
ministro pakistano ucciso mentre difendeva la libertà dei suoi fratelli
cristiani, o al priore di Tibhirine: da dove è venuta loro quell’energia che li
ha condotti fino al dono totale di sé? Dall’aver visto e toccato, nella fede,
che questa prospettiva consente di vivere sin d’ora un’umanità potente, un
anticipo di vita eterna. Più che mai nell’attuale frangente storico di
transizione rapida e segnato da non pochi traumi, i cristiani sono chiamati a
passare da una fede per convenzione ad una fede per convinzione. 6. «Oggi – recita un antico inno della chiesa
orientale per la Circoncisione del Signore – la terra vede scorrere le primizie
del sangue che deve riscattarla; oggi il celeste Agnello, chiamato ad espiare i
nostri peccati, comincia a soffrire per noi». Nella circoncisione di Gesù
Bambino si vede che il mistero del Natale è intrecciato, fin dall’inizio, a
quello della Pasqua. L’inno dell’Epistola indica un doppio
movimento di umiliazione e di esaltazione (cf. Fil 2,5-11). Esprime la
con-discendenza del Figlio di Dio fino all’abisso della morte per poter
trascinare l’uomo con Sé, nella sua resurrezione e ascensione gloriosa. In esso
brilla la “strana necessità” del sacrificio che il Salvatore trasfigura con il
Suo amore. Veramente nella croce di Cristo l’amore è più forte della morte. Le
vittime delle guerre, le sofferenze dei popoli, di famiglie, di persone, stanno
dentro l’abbraccio del Crocifisso che attira tutti a Sé. È un abbraccio del
Vivente che dà vita. 7. «Dio ci benedica con la luce del suo
volto». Così abbiamo pregato nel Salmo responsoriale, ma se il tempo che passa
porta con sé il rumore di fondo della morte che si avvicina: come può essere
benedetto? Risponde con un altro brano il salmista: «Il tuo volto, Signore, io
cerco. Non nascondermi il tuo volto». Questo deve essere il nostro grido, perché
fino a quando dal suo cuore non sgorga questa invocazione, un uomo non è ancora
pacificamente situato nella sua maturità. Invocare Dio nel quotidiano è la
primaria condizione per la nostra pace. E la nostra pace ci rende edificatori di
pace. Ci aiuti la Vergine Santissima, esperta nella
contemplazione del volto di Suo Figlio, Salvatore. Amen.
|
|
|