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Parola dell'Arcivescovo

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L'Arcivescovo   Saluto al Cardinale Dionigi Tettamanzi
     
Su "La Pietra" di questo mese   L'annuncio del Vicario Generale
    Saluto al nuovo Arcivescovo invito
Predicazione Avvento 2011   Saluto al nuovo Arcivescovo: programma
    Il nuovo Arcivescovo Cardinale Angelo Scola
     
     

 

                                                      

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                              

 

 

 

 

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L'ANNUNCIO DEL VICARIO GENERALE

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 su Saluto al Cardinale Dionigi Tettamanzi

 

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 su     Su "La Pietra" di questo mese

OMELIA NELLA MESSA PER LA PACE

1.     Fratelli e sorelle nel Signore Gesù, saluto di cuore i Membri del Consiglio delle Chiese di Milano. La loro presenza a questa azione eucaristica, in occasione della giornata mondiale della pace, è un segno particolarmente eloquente del desiderio che la dimensione ecumenica, che tanto ci sta a cuore, possa crescere anche a beneficio dell’unità della famiglia umana. Saluto i Membri della Commissione diocesana per l’ecumenismo e il dialogo. Saluto i fedeli delle aggregazioni ecclesiali cattoliche qui presenti, in particolare di quelle più esplicitamente impegnate a coordinare l’impegno comune per la pace.

2. Benedetto XVI, nel Messaggio per la XLV Giornata mondiale della pace, afferma: «La pace è frutto della giustizia ed effetto della carità. La pace è anzitutto dono di Dio. Noi cristiani crediamo che Cristo è la nostra vera pace: in Lui, nella sua Croce, Dio ha riconciliato a Sé il mondo e ha distrutto le barriere che ci separavano gli uni dagli altri (cfr Ef 2,14-18); in Lui c’è un’unica famiglia riconciliata nell’amore» (Benedetto XVI, Messaggio per la XLV Giornata mondiale della pace 5).

Guardiamo perciò a Cristo, nostra pace. Ce lo chiede san Paolo facendo sue le parole di un antichissimo inno usato dalle comunità primitive: «nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: "Gesù Cristo è Signore!" a gloria di Dio Padre» (Epistola, Fil 2,10-11). In questa, che è la più antica professione di fede che pone Gesù come Signore dell’universo accanto a Dio Padre, troviamo la piena garanzia di pace.

3. Su quali basi possiamo invocare Cristo come nostra pace (cf. Ef 2,14)? Volgiamo la nostra attenzione al brano evangelico appena proclamato. «Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima che fosse concepito nel grembo» (Vangelo, Lc 2,21). Gesù, il Salvatore, questo è il significato del Suo nome, non rompe con la Sua storia che è la storia del Suo popolo. La circoncisione, come ci farà pregare il Prefazio, dice che Egli «senza disprezzo per il mondo antico diede principio al nuovo; nell’ossequio della legge divenne legislatore e, portando nella povertà della nostra natura la sua divina ricchezza, elargì nuova sostanza al mistero dei vecchi riti» (Prefazio). Il Salvatore compie un’opera di unificazione: «La pace… crea l’unione … suo beneficio particolare è di unire a Dio coloro che separa dal mondo del male» (San Leone Magno, Discorso 6 per il Natale). L’opera di unità generata dall’incarnazione del Figlio di Dio ci offre un criterio per perseguire la pace: saper leggere i segni di pace presenti nella storia, superando nel dialogo e nel negoziato, ogni conflitto, per tessere l’opera unificatrice che genera pace.

Pregare per la pace, come fanno i cristiani e gli uomini delle religioni, non è quindi un gesto inefficace, una sorta di superficiale cosmesi. Al contrario, è andare al cuore della questione chiamando tutto il potere di questo mondo a fare i conti con il Principe della Pace (cf. Is 9,5). Su questa base verità, giustizia, amore e libertà sono, come insegnò il Beato Giovanni XXIII (cf. Pacem in terris 20), i pilastri su cui gli uomini “pacifici” sono chiamati a dar forma all’azione pacificatrice che ha in Dio il suo pieno artefice.

4. Il primo è più importante criterio di verifica dell’azione di pace chiede di mettere in campo l’io e le sue relazioni costitutive. La relazione personale buona, che è al cuore dell’essere stesso di Dio Unitrino, è al centro di ogni comunicazione tra Dio e l’uomo e deve essere la modalità della relazione tra uomo e uomo. Deve esserlo eminentemente in quella che Benedetto XVI, nel Messaggio della pace di quest’anno, definisce come «l’avventura più affascinante e difficile della vita»: l’educazione. Questo è un tema centrale per la missione delle nostre comunità. E nell’educazione, in particolare nella trasmissione del patrimonio della fede alle giovani generazioni, decisiva è la figura del testimone. «Sono più che mai necessari -scrive il Papa- autentici testimoni, e non meri dispensatori di regole e di informazioni; testimoni che sappiano vedere più lontano degli altri, perché la loro vita abbraccia spazi più ampi. Il testimone è colui che vive per primo il cammino che propone» (Benedetto XVI, Messaggio per la XLV Giornata mondiale della pace 2).

In questa prospettiva sarà decisivo il modo con cui i fedeli ambrosiani e tutti i cittadini lombardi e non solo, prepareranno e parteciperanno al VII Incontro Mondiale delle Famiglie dal significativo tema che intende promuovere l’unità della persona -Famiglia, lavoro e festa- e che vedrà la straordinaria presenza tra noi di Benedetto XVI.

5. Nella logica testimoniale propria dell’azione cristiana e, quindi, dell’azione di pace promossa dai cristiani, non possiamo dimenticare, in un’occasione come questa, il martirio (la parola greca per dire testimonianza) fino all’effusione del sangue di tanti nostri fratelli cristiani. Ben 26 sono stati quest’anno i missionari uccisi. E la nostra preghiera abbraccia in questo momento tutti i cristiani che in varie parti del mondo hanno pagato e pagano con la propria vita per la fede. La testimonianza, anche quando non viene domandata nella sua forma più radicale, è il compito più urgente per ogni cristiano oggi. Ognuno di noi è chiamato a documentare con la sua vita che seguendo Cristo è più compiutamente uomo. Pensiamo a Bhatti, il ministro pakistano ucciso mentre difendeva la libertà dei suoi fratelli cristiani, o al priore di Tibhirine: da dove è venuta loro quell’energia che li ha condotti fino al dono totale di sé? Dall’aver visto e toccato, nella fede, che questa prospettiva consente di vivere sin d’ora un’umanità potente, un anticipo di vita eterna. Più che mai nell’attuale frangente storico di transizione rapida e segnato da non pochi traumi, i cristiani sono chiamati a passare da una fede per convenzione ad una fede per convinzione.

6. «Oggi – recita un antico inno della chiesa orientale per la Circoncisione del Signore – la terra vede scorrere le primizie del sangue che deve riscattarla; oggi il celeste Agnello, chiamato ad espiare i nostri peccati, comincia a soffrire per noi». Nella circoncisione di Gesù Bambino si vede che il mistero del Natale è intrecciato, fin dall’inizio, a quello della Pasqua.

L’inno dell’Epistola indica un doppio movimento di umiliazione e di esaltazione (cf. Fil 2,5-11). Esprime la con-discendenza del Figlio di Dio fino all’abisso della morte per poter trascinare l’uomo con Sé, nella sua resurrezione e ascensione gloriosa. In esso brilla la “strana necessità” del sacrificio che il Salvatore trasfigura con il Suo amore. Veramente nella croce di Cristo l’amore è più forte della morte. Le vittime delle guerre, le sofferenze dei popoli, di famiglie, di persone, stanno dentro l’abbraccio del Crocifisso che attira tutti a Sé. È un abbraccio del Vivente che dà vita.

7. «Dio ci benedica con la luce del suo volto». Così abbiamo pregato nel Salmo responsoriale, ma se il tempo che passa porta con sé il rumore di fondo della morte che si avvicina: come può essere benedetto? Risponde con un altro brano il salmista: «Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto». Questo deve essere il nostro grido, perché fino a quando dal suo cuore non sgorga questa invocazione, un uomo non è ancora pacificamente situato nella sua maturità. Invocare Dio nel quotidiano è la primaria condizione per la nostra pace. E la nostra pace ci rende edificatori di pace.

Ci aiuti la Vergine Santissima, esperta nella contemplazione del volto di Suo Figlio, Salvatore. Amen.

 

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