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Dopo dieci anni rischio di ripetere per l’ennesima volta le stesse cose. Abbiate pazienza e perdonatemi! Dieci anni di presenza nella Parrocchia: un attimo! Se non fosse stato per lo “scherzo” di don Egidio, quello di festeggiare questo anniversario - cosa di cui ringrazio tanto lui e tutti voi - mi pare sempre di essere arrivato solo da poco a San Pietro. Innalzo un grazie grande così al Signore, per tutto il bene che mi ha voluto, anche in questo tempo, attraverso di voi. Sempre più di frequente nella mia mente si forma un pensiero e faccio delle riflessioni sul tempo che passa. Che
ne sarà di questo tempo nelle mani del Signore, quale il suo giudizio? Come
appare ai suoi occhi? Alla fine è lui l’unico che conta! Devo riconoscere che faccio sempre un fatica enorme a distaccarmi da luoghi e abitudini che sono diventate la mia vita; ci vuole tempo, tanto tempo, non dico dieci anni, ma tanto tempo per “prendere le misure”, conoscere le abitudini, le persone, i luoghi, i ritmi, i gesti, le tradizioni … Poi però “sono a casa”! Io qui tra voi, adesso, sono a casa! Perché il Signore, attraverso tante persone che mi vogliono bene, “mi ha fatto una casa”, anche di mattoni (e non è poco … e che casa! … merito di don Luigi), ma soprattutto una casa di persone, con le quali tento di condividere il cammino di una vita nella fede. Ad esse cerchi di dare quello che hai, quello che sei; ma molto, molto di più è quello che da loro ricevi in contraccambio da loro! Qui adesso “sono a casa”! Non per questo il passato non c’è più, … anzi! Ciò che ho vissuto è rimasto nel cuore, non tanto e non solo come ricordo, ma piuttosto come insegnamento, soprattutto per i valori scoperti e ritrovati nella semplicità della vita personale e della vita di coloro che ho incontrato. Mi accorgo di essere ciò che mi hanno fatto diventare le persone, le relazioni, i luoghi in cui sono vissuto, le comunità che ho incontrato, a cui sono stato affidato, prima fra tutte la mia famiglia … anche tuttora … accresciuta di tanti componenti … qualcuno già “al lavoro e ad aiutare tanto dal cielo” (raggiunto magari un po’ troppo presto, per le persone che ha lasciato qui in terra). Sicuramente ho potuto e posso continuare a comportarmi e vivere come mi sembra giusto, ho potuto fare e continuo a fare quanto mi sembra utile e prezioso per la gente a cui sono mandato, soprattutto per il modo di starmi accanto, per il modo di vivere, per il modo di condividere la fede da parte dei miei famigliari: non riesco neppure a ringraziarli a sufficienza! Anche voi, con i quali ho vissuto questi dieci anni, giunga il mio grazie. Grazie per quanto ho ricevuto e ricevo continuamente attraverso le persone, innanzitutto i miei confratelli don Egidio e don Luigi, attraverso le relazioni, anche se vissute a modo mio, un po’ da “selvatico”, attraverso luoghi, esperienze, vicende, occasioni. Sono stati e sono tutti un dono! Un dono che però io ho scelto ed ho voluto accogliere con tutto il cuore: grazie! Purtroppo la fragilità della memoria mi fa spesso fare tante “figure” con i fidanzati, con i genitori, con i parenti dei defunti: faccio morire delle persone e ne resuscito altre, scambio i nomi di mariti e mogli, affibbio gemelli a chi non ha figli e li tolgo a chi ne ha; poi mi sento dire con estrema gentilezza:” ...No, guardi … io non sono il tal dei tali … io mi chiamo …”. Allora devo trovare il giro di parole giusto e tanta faccia tosta (ma dentro di me divento rosso come un peperone) per dire che “ ...sì … mi sono sbagliato, ma … io intendevo … e poi però …” e così tentare si salvarmi in calcio d’angolo. Ma quanto mi è stato regalato come insegnamento di vita non mi sfugge assolutamente: rimane ben stampato nel cuore … e mi fa forte nel continuare il cammino. Quante cose, per la mia incapacità ho fatto lentamente appassire, cose che possono ben costituire la struttura organizzativa di una efficiente parrocchia moderna, al passo con i tempi. Chi è “vicino” e osserva, lo sa … e a volte anche, con tanto garbo, me lo fa notare! L’inconveniente e la causa è quella di avere sempre più fisso nella mente (perché lo si è intuito, costatato, accolto e deciso nel cuore) che, dati i tempi che corrono (ma vale sempre!), l’unica cosa che conta (quasi sempre data per scontata, ma forse non lo è per niente …), l’unica cosa che conta (se lo sentono ripetere fino alla nausea … i fedelissimi de “La Pietra” …)è questa: “che si avvicini tanto così al Signore chiunque si avvicina a me come persona o alla comunità di cui mi hanno fatto corresponsabile con gli altri sacerdoti”; tra l’altro questa mia “fissazione” mi pare da loro condivisa.
Quanto “pesano”, se lo scopo ultimo è quello, le relazioni, la chiarezza nelle
relazioni, curate in ogni situazione, sempre. Io posso, nelle relazioni appunto, indurre la gente a “sedersi”, a impigrire nella fede o posso indurre la gente a “impazzire” per le cose di Dio: ultimamente il risultato è quello di legare le persone a se stessi. Invece, nel rispetto assoluto della libertà (non nel dire “fa’ quel che vuoi perché tanto va bene!”), proprio attraverso la cura delle medesime relazioni, come persona e come comunità, io posso stimolare a compiere un piccolo passo verso il Signore, qualunque sia il punto di partenza. Posso lasciar intravvedere, nelle vicende della vita, qualche sprazzo di infinito, posso accendere qualche scintilla di apertura a Dio, posso aiutare ad aprire anche solo un piccolo spiraglio all’amore verso Dio. E’ solo un piccolo, piccolo passo … ma spesso presagio di fioriture meravigliose. Quando questo non avviene per colpa e responsabilità mie, mi dispiace molto, anche se attorno fossi circondato dall’entusiasmo e dagli applausi delle gente. Ma tutte le volte che questo avviene, anche se non si vede, salto di gioia. Cosa ci aspetta nel futuro? Il pensiero, anche non volendo, va sempre più spesso là, perché il tempo che manca è ormai poco, certamente meno di quello trascorso: ma non mi importa! Di sicuro il Signore non smetterà mai di volerci bene! Adesso, qui vicino, c’è l’edificio dell’oratorio da costruire. Il sogno e la preghiera rimangono ben fermi, dietro la richieste di aiuto rivolte alla vostra generosità (arrivano le scadenze dei pagamenti!). Sia una occasione grande che faccia crescere la passione per l’educazione umana e cristiana dei ragazzi: sforzarsi sempre più di trasmettere loro i valori che li rendano veri uomini e vere donne nel Signore; non c’è fede senza umanità; non c’è umanità senza fede! Grazie ancora perché mi avete dato (e mi son preso!) l’occasione di pensare ancora una volta a queste cose e perché, ancora, avete avuto pazienza! |
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