|
|
|
|
Come già scritto il mese
scorso, in vista della visita pastorale decanale del Cardinale a metà maggio, ci
viene chiesta una preparazione anche attraverso uno sguardo sui diversi aspetti
della vita di fede e sulla pastorale parrocchiale corrispondente. Ancora diverse volte ho avuto conferma che, nonostante la fatica e l’assenza di progetti per una pastorale all’avanguardia, qualcosa di buono c’è: sta nella decisione ferma di impegnarsi in ogni modo e con tutte le forze per compiere meglio che si può quel poco che si fa, sia nel prestare tanta attenzione nelle relazioni umane, sia nel cercare sempre di orientare le persone che si incontrano verso ciò che si ritiene fondamentale per la loro vita umana e di fede. Mi convinco allora sempre più che i piccoli passi che si fanno in questa direzione, a lunga scadenza, possono “rendere” non poco. Per il sacramento del Battesimo qualcosa si è detto. Qualcosa si potrebbe dire anche per l’accompagnamento e la preparazione dei fidanzati che vogliono “metter su casa” nella celebrazione del sacramento del Matrimonio. Questo, volenti o no, avviene innanzitutto attraverso il legame che essi hanno con tutte le persone accanto alle quali si trovano a vivere quotidianamente, primi fra tutti i propri famigliari: quanto conta allora avere nel cuore convinzioni ben radicate, possibilmente attinte dal Signore, e tanta umile disponibilità a dare una mano, per quello che si riesce! Su questo terreno, in questa trama di rapporti, che costituisce la vita, poi, ad un certo punto, quando si concretizza l’intenzione e si giunge alla decisione di scegliere un momento preciso in cui celebrare le nozze, il cammino di preparazione dei fidanzati incrocia la persona del prete. Il prete, se vuol bene a questa gente, se vuole il bene di queste persone, è tenuto a “sfruttare” al massimo ogni occasione di incontro, anche la più apparentemente banale o burocratica, per trasmettere il più possibile le verità più profonde e più semplici a riguardo del matrimonio. Il momento in cui si fissa la data è una bella occasione per richiamare la assoluta necessità di una grande preparazione umana, perché la decisione nella quale il Signore porrà in atto il sacramento diventi la più vera, la più profonda, la più grande, la più chiara, la più ferma possibile. In questo richiamo, indirettamente può passare l’invito alla cura, anche iniziale, del rapporto con il Signore, in vista della realtà del sacramento, nella quale saranno “immersi”: il loro amore sarà segno efficace dell’amore di Dio. “Sì, proprio dell’amore di Dio, anche se adesso … l’hai un po’ perso vi vista! Pensa che regalo! ... il Signore non ha paura di offrirvelo!” Può passare, in questo momento, l’invito ed il significato del cammino del cosiddetto “corso fidanzati”, ma anche la sua efficacia: dipende sì da quantità e qualità di incontri e contenuti, ma quasi esclusivamente, dall’atteggiamento che i fidanzati stessi hanno a riguardo di questo proposta, ma in ordine al matrimonio. Di nuovo, alla richiesta di
informazione sui documenti necessari, io posso trovare la strada per fare
riferimento, in modo semplice, alla ricchezza e importanza enorme della
decisione degli sposi, consapevole e ferma, fatta anche di “burocrazia”, per le
necessità, i doveri, le responsabilità ed i frutti della vita coniugale,
genitoriale, sociale … Cosa strana, misteriosa, ma molto bella e vera: quando
questa ragazza e questo giovane vogliono volersi bene nel Signore e compiono i
passi per mettere in atto questa volontà, gli altri, tutti gli altri, figli,
parenti, vicini, colleghi, amici, tutti sentono di poter contare su di loro! Dove e quando si presenta la possibilità, “si sfruttano” tutti gli appigli di incontro, magari anche solo telefonici per una spiegazione, per richiamare ciò che è fondamentale e per trasmettere un clima di accoglienza, di gioiosa condivisione, di disponibilità ad offrire vicinanza ed aiuto per il “peso” e la responsabilità che con il passo del matrimonio si assumono: sono garanzia per il futuro. Quanto può essere preziosa una delicata e ferma attenzione, ad esempio, nel modo di parlare e di invitare alla riflessione sullo stato di convivenza, che si incontra con sempre maggior frequenza. Il cammino specifico di preparazione dei cosiddetti “corsi” è offerto ai gruppi di fidanzati tre volte all’anno in parrocchia e molte di più altrove; è molto raro, ma capita, che, per necessità, ci siano incontri per una singola coppia. Qui, anche se ci si chiede che siano molti di più, sono sei incontri, alla sera, con il prete … da sopportare. In più ci sono tre momenti facoltativi: di questi tre il primo è lasciato alla totale libera scelta dei fidanzati e può far bene; il secondo è proposto, per far riscoprire la simpatia del Signore verso di loro; il terzo è sollecitato e “supplicato” per offrire, se si riesce, la simpatia della comunità verso chi vuole compiere il passo di celebrare e vivere il sacramento del matrimonio. Poichè quasi sempre coloro che partecipano al corso si trovano nelle situazioni più disparate, ogni scelta è fatta, per quanto si riesce, perché sia alla portata di tutti. Il miracolo alle nozze in Cana di Galilea, sembra essere molto utile per creare fin dall’inizio e offrire il clima giusto per gli incontri, ma anche per il cammino, soprattutto poi per la vita coniugale. Al centro sta la decisione di
due battezzati, quest’uomo e questa donna, di essere totalmente e per sempre per
il bene vero l’uno dell’altro: questa decisione e la realtà che ne viene è resa
dal Signore sacramento; allora, la preparazione deve “girare” attorno a questo
valore e contenuto. I singoli passi possono servire per vedere a che punto ci si trova proprio a riguardo della decisione da maturare e da prendere in quel giorno. A sostegno e conferma della verità e della forza di questa decisione, si tenta di aiutare i futuri sposi a ritrovare la delicata e meravigliosa presenza, spesso nascosta ma vera, del Signore nella propria vicenda (“questa volta, sì, è osso dalle mie ossa …!”): è in questa presenza che si può trovare il coraggio di una decisione che racchiude il “tutto” e il “sempre”; è dal ritrovare e accogliere questa presenza che viene la forza della decisione stessa. Sembra proprio che questa scoperta della presenza di Dio misteriosa, ma vera (tale da accendere il desiderio di dirgli grazie anche solo nel profondo del cuore!) e la decisione che ne viene non sia legata tanto alla frequentazione, pur preziosa se c’è, delle cose di Dio; nasce piuttosto dalla sincerità del legame con Dio, dalla schiettezza della fede, ma anche, (e quanto!) dalla serietà della vita umana, amore tra fidanzati compreso, anzi al primo posto! Se questo passo è possibile, allora vale davvero la pena ricercare e conoscere un po’ di più questo Dio che “si nasconde” nella vicenda d’amore degli sposi. Chissà, magari uno riesce anche a “lasciarsi toccare”, nel cuore e nella vita, da questo Dio: già adesso, ma soprattutto dopo la promessa di fedeltà all’altare, loro due lo potranno trovare e potranno rispondergli innanzitutto proprio nel loro volersi bene! Potranno volersi bene davvero solo passando attraverso di lui; potranno incontrarlo soltanto volendosi bene davvero. Senza questi “intrecci” sarà per loro difficile, se non impossibile, trovare Dio e volersi bene! Se quanto detto è vero, allora il matrimonio “va misurato” su Dio, perché è proprio l’amore di Dio che si manifesta nell’amore degli sposi; è Dio che sceglie di “perdersi” lasciandosi incontrare nell’amore degli sposi. “Se siete presenza di Dio, se siete presenza dell’amore di Dio nel vostro volervi bene, siate presenza di Dio, siate presenza dell’amore di Dio!”. Ma come è l’amore di Dio? Eccolo! ... Quanto poi è indispensabile “tirare giù” questo amore di Dio a guidare e modellare la concretezza della vita coniugale quotidiana, intimità, affettività e sessualità comprese! Quanto questo è vero ed importante, se nella Parola di Dio si raccomanda di rendere culto a Dio con i nostri corpi e se è Parola di Dio un intero libretto della Scrittura che racconta solamente il rincorrersi appassionato di due innamorati! Quanto è indispensabile e
segno autentico, “tirare giù” questo amore di Dio, affidato a marito e moglie
nel Sacramento del Matrimonio, a permeare ed arricchire di sé ogni relazione e
situazione della vita, figli al primo posto! Forse proprio per questo la Chiesa,
per una paternità e maternità responsabili, indica strade cariche sì di
attenzione ed impegno, ma lo fa perchè i figli, quando arrivano, abbiano nel
sangue e nelle ossa la gioia inconsapevole, ma gradita, di quell’amore vero; che
se poi i figli non arrivassero, pur nella sofferenza per la privazione di una
esperienza unica e meravigliosa, quell’uomo e quella donna, quel marito e quella
moglie sapranno essere meravigliosamente padri e madri in ogni situazione che a
loro richiederà questa capacità, questo servizio, questo dono! Quanto è prezioso e indispensabile che, a partire dai figli, l’amore di Dio donato agli sposi possa far fiorire tutte le loro relazioni al di fuori della famiglia, non però come risultato della decisione, … naturalmente con vicendevole accordo ..., di permettere l’uno all’altra e viceversa di seguire le proprie manie, i propri hobby, i propri interessi per alti e buoni che siano. L’aprirsi vero al di fuori della famiglia al “mondo” sarà invece il frutto di una grande, vicendevole attenzione, di una continua riflessione e soprattutto di una comune decisione per tutto ciò che riguarda e l’uno e l’altra affinchè serva a far fiorire sempre il meglio dell’uno e dell’altra. L’incontro più esteso con la coppia è il cosiddetto “consenso”, lungo per davvero! Molto impegnativo umanamente, quasi sempre molto sentito dai fidanzati: quanto può servire al prete per ascoltare parole semplici e meravigliose e per … “maturare” un po’! L’ultimo incontro è per preparare la celebrazione del matrimonio, ma ancora una volta può dare occasione per richiamare e sottolineare, in rapporto ai vari momenti del rito, ciò che è fondamentale per il sacramento. Se poi gli ormai prossimi sposi si accostano al sacramento della confessione in parrocchia, l’occasione non viene mai sciupata (sempre per quanto detto sopra). C’è da dire che, a proposito
di quanto detto, lo stile della celebrazione può presentare purtroppo diversi
inconvenienti, complici spesso le persone che “vogliono bene” agli sposi, quando
faticano a comprendere ed aver cura della grandezza e della estrema delicatezza
del tesoro umano e di fede che il sacramento del matrimonio racchiude in sè. Per
evitare il più possibile questi inconvenienti e ridurre al minimo i danni “si
lotta”, cercando però di non mancare mai di rispetto ai diretti interessati,
perché questo sarebbe ancor più dannoso. Dopo il matrimonio: niente! Solo si propone quanto detto anche per il tempo successivo al battesimo, con una “dose” rincarata di attenzione e di intervento, per la presenza di momenti di difficoltà o di crisi. Tutto sempre in funzione della “sostanza” del matrimonio. Spesso queste occasioni di accompagnamento sono offerte dal diventare papà e mamma, da parte degli sposi, e dal loro successivo farsi avanti per chiedere il battesimo dei figli. Mai nessuno, una volta incontrato, deve essere liquidato! ( … “disfesciato!”) Ti prepari prima, ti armi di pazienza, di affetto, di preghiera, ma poi, nell’incontro, fosse anche per un saluto in strada, devi investire il meglio di te stesso, nello stile del seminatore. Questo, come altri momenti della vita, non si meritano di meno! |
|
|