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Considerazioni a margine della benedizione e della posa di una “Prima Pietra”.

 

E’ stata una bella e semplice esperienza di festa, di condivisione, di aiuto, di insegnamento.

In quella giornata e nelle successive mi sono accorto, con la velocità … di una mucca stanca, della opportunità di ringraziare tante nascoste, preziose presenze di aiuto.

Questo avviene soprattutto quando uno si fa carico, si fa responsabile di una parte del tutto e porta avanti l’impegno con cura e passione (sopportandosi le “lune” del parroco !). Anche se rimane da solo, anche se manca collaborazione, spesso con sacrificio di tempo, energie e altro, non viene meno alla parola data. Così, al momento richiesto, tutto è pronto! E magari tu, che vedi il lavoro finito e anche ne trai vantaggi, neanche ti rendi conto della fatica che si è resa necessaria ...

Già questo è un bel risultato di ciò che può dare, di ciò a cui può educare un oratorio.

E quante volte è così, non solo nei momenti di festa, e non me ne accorgo!

Un grazie va a tante presenze in tante occasioni normali, nascoste; per merito loro ti trovi tutto pronto e curato nel migliore dei modi! E tu dai per scontato che debba essere così! Ma  nulla è dovuto, tutto è “gratis”, e senza troppi discorsi sul servire, senza proclami di dedizione, ma con gesti concreti, precisi, sicuri e fedeli.

E poi, nello spirito del servo, non c’è posto per concorrenze o rivalità: se è necessario, non manca mai di intervenire; se altri ci pensano è contento di “riposare”, anche perché altri, magari, potrebbero imparare a vivere quello stesso stile; ma è sempre pronto a “scattare” in caso di bisogno, senza farti pesare minimamente questo suo intervenire.

Già a livello semplicemente umano questo atteggiamento è tanto prezioso, anche se ultimamente mi rimane un po’ inspiegabile senza una qualche fede che lo sostenga.

Se poi questo stile del servo scaturisce dalla fede nel Signore, Dio sia lodato! C’è sempre da guadagnare e si cresce, l’interessato e tutte le persone che gli girano attorno.

Se è davvero così allora (ed è la cosa più importante e la riprova che lo spirito è quello giusto), ci guadagnano innanzitutto le relazioni fondamentali della vita di quella persona.

E cioè: se servo con questo stile in parrocchia, in oratorio, nella situazione “a” o nella situazione “b”, il risultato sarà la cura di questo stile innanzitutto verso il coniuge, poi verso i figli, nella famiglia, nel vicinato, tra i parenti, tra i colleghi e così via …

Un grazie grande così è dovuto per queste presenze, ma è sempre inadeguato; meno male che il grazie più sicuro e prezioso viene da Dio: già aveva rivelato che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”.

Quanto è prezioso curare che questo stile del servo sia nel profondo del cuore, come convinzione e che quindi diventi “abitudine” e, perché no, anche … “virtù”.

Allora questo stile di vita passa ai figli, ai piccoli; passa anche se dovranno fare la fatica inevitabile di comprenderlo, di sceglierlo e di decidersi a viverlo (a dire il vero è un po’ come per la fede!).

Quanto preziose in tutto questo e ben oltre, nell’occasione della benedizione e della posa della prima pietra dell’oratorio, le parole di Don Samuele, Direttore della F.O.M. (“Fondazione Oratori Milanesi”).

Sono state parole ricche di esempi semplici e chiari. Per la mia scarsa memoria, poco è rimasto nella mente, ma che bello!

L’oratorio sta nella Parrocchia, che deve essere come casa e scuola di comunione tra le persone.

L’oratorio è come il cantiere: come fondamenta ha Gesù; come pilastri e muri, i ragazzi e i giovani che costituiscono la vita dell’oratorio e, come tetto, gli adulti, la comunità adulta della parrocchia ed in essa soprattutto i genitori.

Gli adulti, che lo sono di fatto, aspirando a cose grandi appassionino i piccoli, così che sappiano scegliere la fatica della tartaruga: lei “vuole vedere le stelle”; per questo deve rischiare di non aver più la capacità di procurarsi il cibo, ma sente che vale la pena “puntare in alto”.

In tutto ciò quanto conta il legame con il Signore, proprio come i raggi della ruota della bicicletta: quanto più essi si avvicinano al perno tanto più si avvicinano tra di loro. E’ così anche per noi e tra di noi con Gesù.

Il simbolo scelto per la prima pietra, che sarà il centro della cappella dell’Oratorio ci richiami che il Signore e solo il Signore è la sorgente della vita e con lui si può solo amare e servire.

Quel semplice, simbolico gesto, di domenica 21 giugno 2009, sia come il seme posto nella terra buona che, a suo tempo, possa portare frutto “cento volte tanto”!

 

 

 

Il tema della gratitudine mi rimanda al grazie da dire per i doni che avete offerto in questo tempo per la costruzione dell’oratorio e che di sicuro continuerete ad offrire con generosità e fedeltà.

Dopo la promessa iniziale di dare un segno di gratitudine ed un tentativo fatto in questo senso lungo il cammino, ci si è bloccati: il motivo è semplice.

Tra i tanti che donano, non sono pochi coloro che donano, e in misura consistente, ma non vogliono che si conosca il proprio nome o addirittura non si fanno neppure trovare al momento del dono.

L’impossibilità di dare un segno di gratitudine anche a costoro, che pure lo meritano, ci ha frenati. Ci siamo limitati a dire grazie con la parola; si è scelto di arricchirla con la preghiera al Signore; ci si è detto, non per evitare la fatica del offrire un segno di gratitudine, che il grazie del Signore è di gran lunga il più importante e sicuro, anche se spesso sfugge ai nostri controlli.