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Mi pare opportuno riprendere quanto accennato su “La Pietra” nel mese scorso e trasformato poi in un pieghevole, che forse avete trovato alle porte della chiesa nei giorni scorsi; il cui testo è riportato anche in questo numero del bollettino parrocchiale. Va detto che, dopo quanto comunicato sul pieghevole, è giunta con prontezza la risposta di tanti tra voi ed il mese che manca alla scadenza fa ben sperare!
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Preoccupa invece l’intoppo assolutamente inatteso per la costruzione della cappella alla Casa di Riposo. E’ vero che si tratta di “roba” della Casa di Riposo e quindi, di tutta la città: del resto il Consiglio stesso dell’Ente ci tiene a sottolineare questo, dato che la maggior parte delle persone ospitate viene da tutta Abbiategrasso. E’ anche per questo che il nome dell’Ente è stato modificato per ricordare quella caratteristica. L’intento del Consiglio della Casa di Riposo è sempre stato quello di sollecitare le quattro Parrocchie e la città tutta a farsi avanti e collaborare per le varie necessità della Casa stessa e, al presente, in particolare per la nuova Cappella: per ora poco si è mosso! Ci si sente allora coinvolti nella realizzazione di quest’opera preziosa, perché la Casa di Riposo di strada Cassinetta, oltre ad accogliere diversi nostri parrocchiani come ospiti, è di fatto nel territorio della nostra Parrocchia; ormai da tanti anni poi San Pietro si fa carico della cura spirituale degli ospiti, attraverso i sacerdoti che si sono susseguiti e soprattutto attraverso la fedele generosità del Gruppo dei Volontari, che a questo si dedica. Per questo ci sentiamo particolarmente interessati a collaborare. Affinchè rimaniate tranquilli nella vostra generosità, nell’ultima parte del pieghevole, già conosciuto da tanti di voi, è indicato chiaramente che sarà la Fondazione della Casa di Riposo a farsi carico, dal punto di vista finanziario, di tutto il lavoro. Tuttavia essa necessita, per riuscire a far fronte al costo finale, di una buona base di partenza per accedere poi ad un “mutuo”; è per costituire tale base che viene rivolta la richiesta dell’ultima parte del pieghevole.
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Giugno è il mese in cui ricorre, un po’ per tutti i preti, l’anniversario di ordinazione sacerdotale. Quest’anno, per noi, sono significativi i “dieci anni di messa” di Don Walter Magnoni che festeggeremo quasi certamente nelle “vicinanze” dell’inaugurazione del nuovo Oratorio. Mons. Achille Taborelli poi, con i suoi cinquant’anni di Ordinazione Sacerdotale, verrà a festeggiare tra noi questa tappa, lunedì 28 luglio, nell’occasione dell’Ufficio Generale di San Pietro. Soprattutto però siamo chiamati a festeggiare Don Luigi, che da cinquantacinque anni è prete del Signore e continua con fedele, attenta, saggia e gioiosa presenza il suo servizio sacerdotale nella nostra Parrocchia, ma quanto è preziosa la sua presenza anche per la città e per le Parrocchie tutte del circondario e del Decanato in particolare. Per tutti i preti, festeggiati e non, sia la nostra preghiera e l’augurio di crescere nella fedeltà al Signore per essere sempre più disponibili nel dono di sé per il bene di tutti.
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Mentre viene preparata “La Pietra”, forse gli addetti hanno terminato di “mettere” i serramenti a tutto il nuovo Oratorio.
Ebbene, si è già accennato che, terminato l’Oratorio estivo, si procederà al trasloco nella nuova sede tra la fine di luglio e la prima metà di agosto. Poi verrà sistemato tutto il terreno antistante. Allora “saluteremo”, certo con la sofferenza e la nostalgia accese dai tanti ricordi lontani e vicini, l’edificio che lasciamo. E’ carico di “gloria”, conserva le vicende e tiene impressi i tantissimi volti di ragazzi, educatori, collaboratori e preti degli ultimi cinquant’anni. Accanto e dentro a quei muri essi hanno impegnato tutta la loro buona volontà per crescere, per educarsi ed educare, per imparare a vivere, per imparare ad amare il Signore; hanno vissuto momenti facili, belli e gioiosi, ma anche difficili, impegnativi e di fatica, sempre per crescere ed aiutare a crescere in umanità, in amicizia ed in fede. Alcuni sono ancora ragazzi e giovani, altri sono ormai uomini e donne adulti, genitori; altri sono nonni che accompagnano nel cammino della vita i nipotini; altri ancora sono consacrati al Signore. Se nel cuore di ciascuno di loro c’è stato anche solo un pizzico di impegno, di buona volontà, di condivisione, quel luogo, quell’edificio, la vita sbocciata e cresciuta in esso e attorno ad esso certamente hanno lasciato un segno prezioso nella loro vita, un segno che non può essere dimenticato e induce alla gratitudine verso chi, quel luogo, quell’edificio ha innalzato e curato, nel nome del Signore, per il bene della gioventù dentro la Parrocchia e la città.
Si tratterà poi di compiere il lavoro più delicato: “mettere in movimento” la macchina della nuova struttura, con tanto di attrezzature che ne permettano il buon funzionamento stesso ed il suo controllo. E’ molto importante, se non indispensabile la scelta di continuare a collaborare per questo scopo, la scelta di offrire la propria disponibilità in questa collaborazione per il buon funzionamento, così che tutto sia sempre pronto, efficiente, ordinato ed accogliente. Soprattutto però richiederà un grande sforzo far sì che tutti, soprattutto ragazzi e giovani, per i quali innanzitutto esiste la struttura dell’Oratorio, sentano che è un dono a loro affidato, da utilizzare al meglio, da rispettare e curare, perché tutti vi si possano trovare bene. C’è però da ultimo il lavoro più impegnativo: non esclude i precedenti, anzi li esige! Ogni altro lavoro o cura dell’Oratorio è in vista di quest’ultimo. Senza di esso, una struttura anche nuova, anche all’avanguardia, un insieme di attività tra le più svariate, attraenti e fruttuose, non sarà mai un Oratorio. Il “trasloco” che richiede tutti gli altri lavori e ne è lo scopo ultimo è questo: “portare” e far fiorire nella nuova struttura la passione educativa della Parrocchia per i piccoli, per i giovani. Tutto, ma proprio tutto, dalle cose più piccole alle più grandi, in questo luogo, nelle relazioni che qui si vivono, nelle attività che si svolgono, nelle iniziative che vengono proposte, possa servire a gettare semi, far sbocciare germogli e far maturare frutti di umanità e di fede. Occorre conservare la chiarezza di questa meta, nell’entusiasmo di una “cosa nuova”. Occorre continuare a tradurre in scelte concrete il cammino orientato verso questa meta, così da proporre ed accogliere un ambiente in cui gradualmente, a seconda dell’età, si impara a vivere, si impara a credere nel Signore. Questo è richiesto a tutti, preti, suore, ragazzi, genitori, educatori, collaboratori, adulti; da questo può scaturire tutto: preghiera, gioco, lavoro, divertimento, studio, sport, carità e missioni, attenzione sociale e politica, impegno e svago, riposo e fatica … Ma sempre per camminare, formare, verso quella meta. Ci vogliono tavoli, sedie, palloni, stoviglie, attrezzi da lavoro e da gioco, sussidi, iniziative di formazione, ci vuole tempo, pazienza, caparbietà, passione, dolcezza e fermezza, entusiasmo e perseveranza, ci vuole tanta umiltà e tanto spirito di servizio. Ci vuole Gesù nella cappella; ci vogliono le caramelle ed il gelato nel bar; ci vuole il testo di catechismo e ci vuole il pallone. Ci vogliono ragazzi e giovani che condividono la proposta dell’Oratorio; ci vogliono adulti che li aiutino a fare i passi giusti, pronti a farsi da parte con umiltà, quando i “piccoli” cominciano a camminare da soli. Ci vuole la tua presenza attiva, gioiosa, consapevole. Ci vogliono tutti gli altri attorno a te e con te perché il lavoro sia efficace. Ci vuole il Signore, il Signore nel tuo, nel nostro cuore. Preghiamo e pensiamo e lavoriamo già da adesso, per non trovarci impreparati. |
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