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Buon anno! E’ l’augurio che ci siamo da poco scambiati, con tutto ciò che di formale e di scontato può avere, ma anche con le attese nascoste che la consuetudine e l’abitudine al saluto non riescono ad eliminare. Uno sguardo, al passato anche recente, alle preoccupazioni sempre più assillanti, alle sofferenze sempre più profonde, alle mete che sembrano allontanarsi sempre più, può indurre a dare un contenuto a queste attese: possano suscitare un piccolo, semplice impegno nel tempo che verrà, perché anche solo un po’ si realizzino. Può nascere un’attenzione alla famiglia, un’attenzione alla normalità, un’attenzione alla povertà.
Tante volte ormai si toccano con mano la sofferenza determinate dal logorarsi e dal venir meno di un legame coniugale entrato in crisi, dallo scoraggiamento che fa abbandonare ogni sforzo per ricostruire. E’ una sofferenza grande nei coniugi che hanno inteso investire il meglio di sè e tutto quanto tenevano di più prezioso in quello che sentivano come il passo più importante della vita. Per quel poco che conosco e capisco, a seguito di un fallimento, se anche c’è solo un minimo di umanità, rimane nel cuore amarezza per un sogno infranto, a cui non ci si abitua mai, proprio lì, nel profondo dell’anima. Rimane anche quando si cerca riposo, consolazione accontentandosi di quanto può offrire un nuovo legame, che prima non era minimamente nei pensieri e poi invece, le vicende della vita te lo fanno sentire sempre più possibile, … visto come vanno queste cose nel mondo … per poter tirare avanti o, si dice, … per farsi una nuova vita … Di fronte a queste situazioni, forse per l’incapacità di capire chi soffre in queste situazioni, faccio sempre più fatica ad abituarmi al pensiero che non si possa fare più niente, che tanto non è il primo caso e non sarà l’ultimo, che però adesso va meglio e non è più come prima … anche perché nel profondo, una parola, uno sguardo un gesto ti fanno intuire che dentro quel cuore non è per niente cancellato ciò che si è vissuto. E poi la vita che c’è di mezzo è la mia … e nessuna statistica del … “ormai tanti fanno così” mi fa rinunciare alla gioia che avevo sognato, intuito e forse anche provato e adesso non c’è più ed ho paura che non ci sarà più, quella gioia là, per sempre! Il pensiero del Signore, attraverso la Chiesa, al riguardo è chiaro, magari un po’ meno tra noi preti. Aiutare a comprendere la verità del passo compiuto quel giorno all’altare. Lottare con la forza da leoni che, nel Signore, l’amore vero ti dà, nella certezza che l”america” sta nel ricostruire quanto si è parzialmente o totalmente distrutto, anche quando questo appare ormai impossibile e attorno tutti quelli che mi vogliono bene mi confermano, come consolazione, questa impossibilità E’ fatica enorme, muri di gomma, materiale refrattario, pietra che non si riesce a scalfire. Fa crescere enormemente in umanità … e anche nella fede! Aiutare a comprendere e accogliere che “si può andare in paradiso” ugualmente, anche se si è chiamati, per la proprio situazione coniugale, ad aver cura del rapporto con il Signore su strade che non sono quelle che si vorrebbero … ma che, indicate da Lui attraverso la Chiesa, conducono sicuramente nelle braccia dell’amore di Dio che salva. Aiutare comunque a coltivare un bene enorme, serio e profondo nei confronti dei figli, che da questa esperienza vengono comunque segnati nel profondo. L’attesa a riguardo della famiglia può diventare consolazione … magari dopo molti anni, se si farà, da subito, impegno a lavorare tanto, tantissimo, ad ogni livello, in ogni momento, soprattutto su di me, per aprire l’intelligenza, per modellare il carattere, per irrobustire una volontà, per allenare un corpo ... perché diventato grande, questo giovane, questa ragazza, quest’uomo, questa donna, magari con le gambe e la voce tremanti, consapevoli del carico enorme di responsabilità che si assume, diventino capaci di parole che sono garanzia di fedeltà nel dono totale di sé, sulle strade della vita, lungo le quali, con discrezione, ma con inattesa chiarezza, il Signore si fa vicino per guidare illuminare, sostenere, costruire assieme cammini di gioia. Per questo ci vuole l’attenzione a tutto, sempre, da sempre e senza mai stancarsi. Il risultato, quando te lo trovi tra le mani è di una consolazione enorme, che quasi non sai a chi dir grazie e vorresti che fosse di tutti, perché è troppo bello!
In un tempo di emergenze sempre più gravi e frequenti, dove tutto è sempre più rischio, pericolo, dove tutto è minaccia globale e totale, possa sbocciare un’attesa. Non che diminuiscano queste minacce e pericoli incombenti! Che lo sguardo, la mente ed il cuore possano rasserenarsi e rafforzarsi nella scoperta di ciò che è davvero emergenza, di ciò che è in assoluto straordinario, della eccezionalità della normalità; di quella normalità che è tanto normale da essere considerata come totalmente scontata e quindi da rimanere assolutamente al di fuori della mia meraviglia, perché considerata come totalmente dovuta! Nella preghiera di oggi mi son distratto a contare i battiti del cuore in un minuto e sono sessanta in un’ora e ventiquattro le ore e trecentosessantacinque i giorni e sessanta gli anni e continua e da tanto e fedele e preciso e puntuale, mi accorgo solo quando, forse un po’ stanco, dopo l’infinità di colpi, si ferma … un attimo, ma solo un attimo e mi accorgo subito perché lo sento che non c’è più e magari mi viene il panico, finchè non riparte dopo quel solo istante magari arrancando per recuperare i colpi persi per poi tornarsene tranquillo, lui e soprattutto io, a battere regolare fedele e silenzioso. Ed è solo il cuore … Quanto è normale questa straordinarietà, quanto è nascosta, insignificante, dovuta, pretesa; quanto è eccezionale questa normalità, quanto è straordinaria, enormemente straordinaria …, per rispettare, per curare, per dire: grazie !!! Che sia l’attesa, nel nuovo anno, carica di questo cambio di attenzione all’emergenza, alla straordinarietà di un Dio che dietro questa eccezionale normalità se ne sta silenzioso, fedele, spesso in croce, a continuare a volermi bene, da un’eternità e per un’eternità, come vuole lui, … per fortuna! No! per amore! E … fortuna che Lui è così com’è!
L’attesa nel nuovo anno possa far crescere anche un terzo tipo di attenzione: verso la povertà, la miseria, la violenza nel mondo! Più che un continuo crescere nell’aiuto a quelle situazioni, soprattutto in rapporto a quelle benedette emergenze, possa nascere o crescere una attenzione sempre più fuori dagli schemi, sul mio stile di vita, in tutto, sempre, senza farne “una malattia”, ma con serietà, ma con caparbietà, con uno sforzo continuo per diminuire sempre più e il più possibile la mia “collaborazione”, lontana o lontanissima dagli effetti prodotti, quasi sempre inconsapevole, quindi molto normale, quindi molto efficace, anche se a lunga o lunghissima scadenza, nel far crescere, senza neanche accorgermi, quelle lontane situazioni di povertà, di miseria, di violenza … che sono colpa di quelli là ... e che si possono risolvere in un attimo in quel modo lì, che tutti sanno, perché tutti lo dicono! Quanto sono preziose al riguardo le parole che domenica il Signore ci ha detto attraverso San Paolo, ... ma io ho sentito solo il lettore che tra l’altro, un po’ lontano dal microfono non s’è capito molto, e me ne sto tranquillo … Lo Spirito ci insegna a vivere con sobrietà … riguarda la relazione giusta con le cose … con giustizia … riguarda la relazione giusta con le persone … con pietà … riguarda la relazione giusta con Dio. Quanto vivere questa, come altre parole del Signore tocca la normalità della vita, quanto conduce a scoprire, rispettare e curare l’eccezionalità, la straordinarietà la delicatezza, la preziosità della normalità delle meraviglie del Signore, qui vicino a me e si vede, ma soprattutto là lontano e non si vede, … ma il Signore vede … e anche loro vedono … e “sentono” che va meglio e non sanno perché, e non sanno chi ringraziare … e magari ringraziano anche loro il Signore.
Strano, mi sono detto ma quanto questi tre richiami per un nuovo anno slegati tra di loro, appaiono in realtà fortemente intrecciati nel suggerire forse un’unica cura, un’unica attenzione, lo stesso cammino sulla propria mente sul proprio carattere, sui propri sentimenti, sulla propria volontà, sul proprio corpo, sulla propria fede, sulla propria vita. … E l’attenzione e la cura e il cammino … come il seme messo nella terra … è la garanzia per il futuro che rende vera l’attesa! Nel Signore! Buon anno nel Signore, perché, attraverso il suo Spirito ci aiuti a crescere una briciola nel tempo che ci è donato anche solo su uno di questi cammini: si tira dietro anche gli altri! |
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