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Forse
non è opportuno che abbia messo per iscritto sul bollettino parrocchiale questi
pensieri. D’altra parte però si tratta di parole dette pubblicamente nella riunione dei Consigli pastorali delle Parrocchie della città. Quindi a tutti i partecipanti è data la possibilità di diffonderle, di commentarle, di comunicarle, di criticarle, di farne tutto ciò che ritengono opportuno. Ho messo allora per iscritto questi pensieri perché, se è possibile, non si dica tra la gente, come invece attestato con fermezza nell’incontro stesso, che vi è un continuo litigio tra i sacerdoti delle Parrocchie della città. Questo non corrisponde davvero alla verità, almeno per quanto posso riconoscere in tutti questi anni! Sono pur consapevole delle non indifferenti difficoltà ad confrontarsi ed intendersi, in vista di un vero cammino comune di fede tra le nostre Parrocchie, un cammino che vada ben al di là del fare qualcosa assieme. Forse, per non avere e non creare fastidi, sarebbe stato molto meglio non dire niente in quell’incontro: e così è stato per la maggior parte della riunione, pur avendo non poche osservazioni da fare o cose da dire.
D’altra parte ho parlato, perché mi son sentito più volte sollecitato, in modo
apparentemente indiretto, attraverso proposte rivolte a tutta la città. Più volte ci si è riferiti alla opportunità che tutte le Parrocchie compiano tale scelta o facciano quel tal cammino o provino quella tale esperienza o assumano quel tal altro atteggiamento. Tempo addietro poteva essere che a tali sollecitazioni dessero risposta voci diversificate. Ora, mi dicevo, una Parrocchia, affidata ad un’altra si ritrova con un riferimento autorevole unico ed un unico responsabile ultimo; dall’altra Parrocchia, ormai da tempo, non si presenta di fatto nessuno all’incontro cittadino. Quegli inviti allora a dare una risposta, mi è parso giusto pensare che fossero rivolti, nel modo di parlare, in apparenza a tutte le Parrocchie, ma, nella sostanza, palesemente a questa nostra Parrocchia di San Pietro. Pensandoci su la notte e il giorno dopo, mi son detto che avrei fatto meglio a curare il modo di parlare, il modo di esporre, evitando il tono di giudizio, un po’ duro, un po’ troppo di rimprovero. Dico
questo perché, soprattutto nel modo di presentare le osservazioni, posso aver
dato luogo a malumori, chiusure, rifiuti tali da causare divisioni tra le
persone presenti dalle diverse Parrocchie. Ho anche pensato però che non si dovevano tacere quelle ed altre, ugualmente importanti, considerazioni, perché riferite ad una grande diversità di lavoro pastorale personale e comunitario, che chiama in causa i principi ed i fini ultimi. Si è parlato di nuove strutture per le comunità dei fedeli in Abbiategrasso, dando per scontato un cammino ormai deciso “in alto”. Queste conclusioni sembra siano dedotte a partire dalle indicazioni generali e dai vari provvedimenti presi dal Vescovo in Diocesi. Di fatto però nulla vi è di proposto, né tanto meno di deciso e quindi neppure di annunciato, almeno per quanto ci è dato conoscere attraverso i normali canali di una rispettosa comunicazione. Da parte nostra non c’è nessuna preclusione preconcetta verso le indicazioni e le soluzioni che il Vescovo opera in Diocesi attraverso vari tipi di aggregazione tra le comunità cristiane.
Sottolineo che è indispensabile una valutazione sulla opportunità o meno di una
qualunque decisione al riguardo per la nostra città. Soprattutto non vale per
niente la pena … sostituirsi al Vescovo in questa valutazione e trarne
conclusioni, anticipando decisioni che il Vescovo, per ora, non ha preso e
magari mai prenderà. Nell’incontro dell’altra sera sottolineavo come, nella situazione attuale, è aumentata la fatica nella collaborazione e nella condivisione di un cammino pastorale cittadino, proprio per questo “sogno” di unificazione che rischia di essere colorato di uniformità e teso particolarmente alla efficienza ed efficacia organizzativa. Richiesto di esempi ne avrei potuti portare diversi. Mi limito a ripetere quanto riguarda i funerali, in risposta alla considerazione, che può indicare uno stile e delle convinzioni, secondo cui “ … non si possono spendere tre ore per un funerale, con tutto quello che c’è da fare!”. A questa considerazione poi si aggiungono anche soluzioni operative, perché non avvenga questo sciupio di tempo. Di questo, noi tre preti, ci parliamo di frequente e ci ritroviamo molto in sintonia nella nostra Parrocchia, riconoscendo che si tratta di uno dei momenti forse più delicati, preziosi e fruttuosi anche per lo scopo ultimo del nostro ministero; è uno dei momenti che “comanda” su tutto e che può “illuminare” tutta una vita vissuta, quella di chi parte e soprattutto una vita da vivere, quella di chi resta. Per questo quanto è importante, forse indispensabile, preoccuparsi di farsi vicini il più possibile alla vita delle persone, che sono toccate e segnate da questa realtà, e fare questo con discrezione, con attenzione, con disponibilità di cuore e di tempo, spesso soprattutto per imparare. Investire tutto e solo nella cura del momento all’interno della liturgia funebre in chiesa può far “perdere” invece che “guadagnare”. Questo non per dire che la celebrazione liturgica non conti; anzi, come criterio per l’agire nella Chiesa, bonariamente ci diciamo (e tentiamo di mantenere fede all’impegno), che non ci sono mai funerali di serie B, ma ogni funerale è di serie A, chiunque sia il defunto, perché tale è agli occhi di Dio. Farsi vicini con discrezione, fede e umanità alle persone prima e più che preoccupati di “tirarle” in Chiesa, permette di scoprire situazioni sconosciute, di essere testimoni di aperture al Signore misteriose, imprevedibili e davvero belle, di ricevere insegnamenti di dedizione umile nascosta disinteressata e generosa che potrebbero farci pensare non poco. La questione del tempo da impiegare così passa molto in secondo ordine. Alla considerazione sui funerali aggiungo anche quest’altra. Certo che i soldi sono necessari per costruire il nuovo Oratorio e quanti cene vogliono! Ma quanta attenzione occorre nel valutare (e quanto tempo per decidere!) se ne vale la pena, se è giusto e opportuno compiere oggi un’opera così costosa. E poi
quanta attenzione, fino ad essere pedanti forse, perché nulla faccia mettere i
soldi, e quindi la ricerca di essi, al primo posto. Nella benedizione delle famiglie, per le offerte che vengono date, quanta attenzione a che nessun gesto e parola possano lasciar intendere, anche solo indirettamente, che si debba “pagare” la benedizione natalizia o qualunque altro “servizio” offerto dalla Chiesa. Sotto questo modo di vivere anche solo questi due momenti, sta la stessa preoccupazione, stanno gli stessi principi. Quanto sarebbe bello e fruttuoso un confronto sui questi valori ultimi, che, nella diversità di stili, espressioni, iniziative, faccia crescere in ciascuno l’impegno e faccia gustare a tutti la bellezza di lavorare insieme per lo stesso scopo. Il Natale di Gesù sia un’occasione ulteriore per accogliere il Signore che viene, per lasciarsi toccare nel cuore dalla sua grazia, per riuscire, con docilità, a scoprire la sua volontà e soprattutto permettergli di condurci per mano. Possa così operare in noi, nella nostra comunità e tra le comunità cristiane quella comunione con Lui e tra di noi che è sicuramente segno della sua presenza, sorgente di una vita nuova e anticipazione e pegno della vita eterna. |
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