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PENSIERI DALLE FILIPPINE
BUONA PASQUA
RAPIMENTO
AI GIOVANI CON IL PAPA A LORETO PER L'AGORA'
«Ho compassione dei miei rapitori,
poveri diavoli abbruttiti dalla povertà»
Padre Giancarlo Bossi, missionario nelle Filippine, ha trascorso 40 giorni di
prigionia nelle mani di sequestratori che l’hanno rapito su commissione.
«Persone povere, spaventate – le definisce padre Bossi -. Persone che volevano
farsi forza tenendo tra le mani un fucile». Il missionario ha raccontato ai
giovani presenti a Loreto i 40 giorni di sequestro, giorni di scoramento e di
preghiera essenziale.

Santo Padre, sono felice di essere con lei questa sera per dire il mio grazie:
a Dio per aver ancora una volta tenuta amorosamente la mia vita nelle sue mani;
a Lei per avermi portato nel suo cuore di padre durante il mio sequestro; a
tutti questi giovani perché con la loro preghiera e il loro amore mi dato il
coraggio di rimanere fedele a Cristo, alla sua Chiesa, alla mia vocazione
missionaria e alla gente a cui appartengo. Grazie in nome di Dio.
Mai avrei pensato nella mia vita di trovarmi di fronte a tanti giovani. Chiedo
scusa se mi vedete impacciato. La parola non è il mio forte. Sono convinto che
ciascuno di noi ha un sogno da realizzare. Ciascuno di noi ha qualche cosa da
dire. Non solo con le parole; c’è anche chi si esprime con gesti, chi nel
silenzio solidale, chi con un sorriso. L’importante è mantenere vivo il sogno
della vita. L’importante è volare! Ragazzi, fatevi rapire dai vostri ideali! Io
ho iniziato a sognare quando ho deciso di entrare in seminario, ho continuato il
mio sogno durante la mia ordinazione sacerdotale, l’ho vissuto nelle Filippine
per tantissimi anni. L’ho toccato con mano durante i giorni del mio rapimento.
Sono un missionario dico un povero missionario, uno delle migliaia di preti
impegnati in tutti i paesi poveri del mondo. Vivo nelle Filippine da 27 anni.
Continuerò a farlo. Spero. Questa storia non mi cambia, non mi cambierà. Anzi,
no, qualcosa di diverso c’è: ho smesso di fumare e spero di non riprendere. La
mia avventura è iniziata il 10 giugno, festa del Corpus Domini, una festa a cui
tengo molto. Avevo detto Messa alle 7.00 nella chiesa di Payao, poi ero salito
sulla moto per andare a un’altra celebrazione.
Ho visto questi uomini in divisa, con i mitra. Pensavo fossero dell’esercito.
Poi ho capito, ma la frittata ormai era fatta. Mi avevano preso. Ricordo che
quando stavo salendo sulla barca con loro il mio primo pensiero è andato alla
gente della mia parrocchia in Payao. Durante il lungo viaggio in mare, coperto
da un telone, mi sono chiesto che cosa il Padre mi chiedeva. E’ così sono
iniziati i 40 giorni di prigionia. Ho patito la fame, tantissimo, e la fatica.
Ma non ho mai avuto paura di morire. Cercavo di parlare con i miei rapitori. Ho
chiesto loro: «Voi pregate come me il Dio della Pace. Com’è che lo fate col
mitra alla sinistra e un sequestrato alla destra?» Mi hanno risposto che Allah è
nel cuore. Il rapimento è lavoro. Pagati per eseguire un rapimento, l’hanno
fatto.
Sono stato per quaranta giorni sulle montagne. Mi ci hanno portato con forza.
Però ho visto attorno a me persone povere, spaventate. Persone che volevano
farsi forza tenendo tra le mani un fucile. Per loro ho provato compassione. Ho
cercato anche di mettermi nei loro panni. Anche in loro ho visto la bontà di
Dio. Quel Dio che ti prende per mano e che non ti lascia solo. Quel Dio che ti
fa superare le paure e che entra in rapporto con te chiedendoti la totale
disponibilità. Durante i quaranta giorni del mio deserto nella foresta mi sono
sentito rinnovare. La mia preghiera è diventata più essenziale e forte. La mia
disponibilità a Dio più incisiva. Nelle difficoltà con forza si sperimenta la
tenerezza di Dio. Ti fa recuperare la dimensione del tuo essere dono. In quel
momento ho chiesto al Padre di mandare un prete a Payao, che sapesse amare la
gente di Payao.
I miei rapitori erano tutti giovanissimi, intorno ai vent’anni. Ho capito che
avevano già ucciso. Cercavo di capire con le mie domande, di fissare un dialogo
con i rapitori. Mi sono reso conto che anche loro sono dei poveri diavoli,
abbrutiti più dalla povertà che dalla volontà di fare del male. Dall’esterno non
arrivava nessuna notizia. I giorni passavano e mi sentivo scoraggiato. Col
rosario mi tenevo aggiornato sulle date, ma la conta è stata estenuante. Temevo
che il rapimento sarebbe durato 3, 4 mesi, così quando mi hanno detto che mi
avrebbero lasciato andare non ci ho mai creduto. Pensavo mi prendessero in giro.
Invece, mi hanno liberato. Il 19 luglio.
Ho voluto telefonare subito casa, per rassicurare la mia mamma, che proprio quel
giorno ha compiuto 87 anni. E’ stata una telefonata d’istinto, di pancia. Sono
in Italia da qualche settimana ormai, ma voglio tornare il prima possibile dalla
mia parrocchia di Payao, dai miei bambini. I poveri hanno bisogno di persone
capaci di amare senza limiti o condizioni, e a Payao la gente è povera. Io sono
stato sequestrato fisicamente, ma sono troppi coloro che sono sotto sequestro
della povertà. La loro prigionia può durare una vita. Qui, in Italia, mi capita
di sentire dei bambini o anche dei grandi che, di fronte al cibo, dicono: «Che
schifo». Nelle Filippine vedo i loro coetanei frugare nella spazzatura e
ringraziare Dio se trovano qualcosa. C’è una distorsione profonda in tutto
questo. Qui c’è bisogno di recuperare i valori, là nelle Filippine delle
condizioni di vita più umane.
Ma permettetemi un ultimo pensiero: mi sono chiesto molte volte il perché del
mio rapimento, perché proprio a me, che amo lavorare nel nascondimento e mi sono
detto che ci sono molte persone che non vogliono pubblicità ma che nel segreto
ogni giorno si prendono cura delle persone ammalate e sofferenti. Io sono qui
per loro. La loro testimonianza dà forza ai nostri sogni, perciò chiedo a voi di
applaudire a queste persone. Questo applauso è per loro!
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... sono felice di … dire il mio grazie: a Dio per
aver ancora una volta tenuta amorosamente la mia vita nelle sue mani; …
ciascuno di noi ha un sogno da realizzare. Ciascuno di noi ha qualche
cosa da dire. Non solo con le parole; c’è anche chi si esprime con
gesti, chi nel silenzio solidale, chi con un sorriso. L’importante è
mantenere vivo il sogno della vita. L’importante è volare! … fatevi
rapire dai vostri ideali! … ho visto la bontà di Dio, quel Dio che ti
prende per mano e che non ti lascia solo, quel Dio che ti fa superare le
paure e che entra in rapporto con te chiedendoti la totale
disponibilità. … Nelle difficoltà con forza si sperimenta la tenerezza
di Dio. Ti fa recuperare la dimensione del tuo essere dono. … I poveri
hanno bisogno di persone capaci di amare senza limiti o condizioni; …
sono troppi coloro che sono sotto sequestro della povertà. La loro
prigionia può durare una vita. |

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Buona
Pasqua !
Carissimo don
Egidio, Ciao.
Grazie degli
auguri di Pasqua che contraccambio di cuore.
Mi trovo
attualmente a Zamboanga perchè oggi sarei dovuto andare a fare un giro a Payao,
ma ho dovuto rinunciare perchè tutti mi stanno cercando ... dalla polizia locale
a quella provinciale, dall’intelligence filippino a quello italiano,
dall’ambasciata ...... dai giornalisti e tv ...... che mi hanno fatto dire di
no.
Andare a Payao
con una cinquantina di poliziotti e sapendo di essere accolto da giornalisti e
tv .....
Il problema è
che quando sono giunto a Zamboanga non mi ero accorto che sull’aereo c’era anche
una senatrice per cui all’aeroporto c’erano tv e media e purtroppo essendo la
mia faccia conosciuta....mi hanno subito ripreso e ora tutti si stanno chiedendo
dove sono....
In compenso
lunedì andrò a fare una scappata a Bayog dove verrà consacrata la chiesa nuova
che abbiamo costruito e spero che anche l’arcivescovo di Zamboanga venga così
che oltre a fare il viaggio assieme se ci saranno problemi ci penserà lui a
risolverli ... lo chiamerò questa sera per sentire se viene .... ma quasi
sicuramente ci verrà
Io sto bene.
Non ho ancora rimesso i kili persi ma non ne ho perduti....però almeno mi sento
in pace e a casa mia. Sto imparando il tagalog ... ma quanto si fa fatica ....
anche perchè da giugno dovrò fare l’acting parish priest = parroco della piccola
parrocchia di Manila ... solo 140.000 mila persone di cui l’85% baraccati....e
sicuramente ci sarà da divertirsi ... e questo fino a febbraio del prossimo anno
in cui decideremo chi farà il parroco a Manila e chi farà il superiore......
Per il resto
tutto bene.
Stammi bene e
saluta tutti. Un grande abbraccio Ciao
Pensieri
dalle Filippine
Carissimo don Egidio, Ciao. Ho
appena finito di scrivere agli amici della mia classe di scuola questa lettera
in cui tento di parlare un po’ di me.....e ho pensato bene di passarla anche a
te. Ti spero in salute.....ti auguro un buon natale.....e non litigare troppo
con la nuova liturgia ambrosiana (la deva vess propri un gran casin).....Stammi
bene, Ciao
Carissimi,Ciao.
Settimana scorsa a cena
avevamo il vescovo di Kidapawan dove da anni noi del Pime lavoriamo. Durante la
cena si parlava della situazone in Mindanao e della possibilità concreta di una
guerra tra cristiani e mussulmani con la creazione di gruppi fanatici come era
successo anni fa (anni 70) e che avevano lasciato tantissimi morti con tanti
episodi di cannibalismo e di torture. Poi visto che lui aveva fatto una proposta
a noi di prendere un’altra parrocchia nella sua diocesi, il mio superiore gli ha
accennato alla mia possibilità di ritornare in Mindanao a fare il parroco nella
parrocchia che ci aveva offerto. Si è messo a ridere dicendo che un prete lo
aveva già trovato e poi riguardo alla mia candidatura ha detto che per me non
c’era posto. Ormai devo mettermi il cuore in pace e dire addio a Mindanao
sapendo che i primi che mettono il veto sono i vescovi i quali hanno paura di
non so ancora quale cosa. Era da tempo che avevo capito che Mindanao per me
ormai poteva considerarsi chiusa .... ma che i vescovi avessero paura mi fa
ancora più male....però ci sono tante altre isole in cui poter lavorare.Il mese
scorso Luciano ed io (i due rapiti) siamo andati a fare un giro nell’isola di
Mindoro e a Gennaio andrò a fare un giro nell’isola di Palawan per vedere
concrete possibilità di lavoro. A inizio febbraio avremo poi il nostro incontro
annuale e credo che si discuterà anche di nuovi posti di lavoro caso mai la
situazione in Mindanao diventasse estremamente pericolosa per noi. Nel frattempo
continuo a fare il parroco a Manila e sicuramente a febbraio darò le mie
dimissioni. Molti continuano a dirmi perchè.... e io rispondo che a Manila mi
sento un po’ tanto prigioniero...perchè essendo abituato in Mindanao dove la
parrocchia era vasta, e avevi anche giorni di cammino per raggiungere i
villaggi, qui dopo 5 minuti sei gia` arrivato al confine....poi sei sempre
circondato da gente e tutti gli incontri sono alla sera, per cui difficilmente
hai tempo per pensare e leggere cosa che in Mindanao si poteva fare....poi in
Mindanao avevo anche il mio pezzettino di terra da coltivare sia per mangiare
verdura sia per fare veder alla gente che la verdura cresce con poco lavoro
basta essere fedeli a dare tutti i giorni un p’ di tempo, mentre qui è tutto
cemento e traffico per cui il cemento porta caldo e il traffico porta
inquinamento ....pero` non scarto l’idea di continuare a lavorare qui ma se mi
fermassi andrei a vivere con i baraccati che secondo me necessitano di una
presenza permanente e poi è il luogo da dove provengono tutte le sfide per la
parrocchia.
Come sto? Molto bene. Sono
ritornato sul peso forma (110 kili) e anche tutto il resto è ritornato a posto.
Per me è bastato lasciare l’Italia per recuperare anche perchè in Italia non
avevo più tempo visto che avevo sempre qualcuno che mi cercava. Qui nelle
Filippine hanno tentato all’inizio del mio ritorno ma ho subito detto di no per
cui a lungo andare mi hanno lasciato in pace anche se mi accorgo che il mio nome
e la mia figura sono sempre in prima linea ma grazie al cielo rispettano la mia
libertà. Soprattutto sono contento e felice di quello che sto facendo e anche se
Mindanao rimane ormai un sogno con una grande ferita dentro di me, mi sto
accorgendo di avere anche tanta serenità dentro per cui lavoro sempre con tanta
gioia dentro di me.
Ormai è Natale. Qui abbiamo
iniziato la Novena con grande partecipazione di gente e sono momenti da
sfruttare.
Mi è capitato tra le mani una
preghiera poesia di Origene
Possa il Signore Gesù
toccare i nostri occhi
per renderci capaci di
guardare
non ciò che si vede
ma quello che non si vede.
Possa aprirli
questi occhi
perchè contemplino
non il presente, ma l’avvenire
e possa donarci
gli occhi del cuore
con cui possiamo vedere Dio
attraverso lo Spirito.
Ecco direi che Natale è
proprio un giorno belo perchè è bello sentirsi guardati da Dio. Statemi bene, vi
penso sempre in forma.
Un grande abbraccio. Ciao! Padre Giancarlo
RAPIMENTO DI PADRE GIANCARLO BOSSI
Stralci dall'Agenzia MISNA
27/6/07 CONTINUANO RICERCHE, VOCI SU RICHIESTE
DI RISCATTO 12.25
Nelle ultime ore si starebbero concentrando nell’area di Lanao del Sur le
operazioni di ricerca di padre Giancarlo Bossi, 57 anni, il missionario italiano
del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime), rapito il 10 giugno nel
villaggio costiero di Bulawan, nella provincia di Zamboanga (ovest dell’isola
meridionale di Mindanao). La MISNA lo ha appreso da fonti locali che, tuttavia,
non sono in grado al momento di fornire altri particolari. Notizie
contraddittorie e prive di conferme indipendenti continuano intanto a circolare
sulla stampa filippina: fonti radiofoniche di Cotabato hanno riferito oggi che i
rapitori avrebbero chiesto un riscatto di un milione di dollari, notizia
tuttavia smentita all’emittente televisiva ‘Gma’ dal generale Benjamin Dolorfino,
che coordina la parte militare del cosiddetto ‘Ad hoc joint action group’ (Ahjag),
il Gruppo d’azione congiunto con i separatisti del Fronte di liberazione
islamico Moro (Milf) che da 16 giorni si occupa anche del rapimento. “Non
abbiamo ricevuto informazioni su richieste di riscatto” ha detto Dolorfino.
Secondo il quotidiano ‘Inquirer’, invece, il capo negoziatore del Milf, Mohagher
Iqbal, ha detto che i sequestratori hanno chiesto 15 milioni di pesos (pari a
circa 320.000 dollari) per il rilascio del religioso. “Ma per quanto ci riguarda
non prendiamo in considerazione le richieste di riscatto. Sebbene sia il
principale motivo per cui hanno catturato il sacerdote” ha detto Iqbal allo
stesso giornale. Ieri, secondo quanto riferito al quotidiano ‘Inquirer’ da
Dolorfino i sequestratori avrebbero inviato un messaggio di testo (sms) al
cellulare di uno dei tre emissari del governo dislocati nell’area di Lanao del
Sur in cui affermano che padre Bossi è vivo e chiedono denaro per acquistare un
farmaco che possa curare l’ipertensione di cui soffre il religioso; a oggi,
tuttavia, i confratelli del Pime non hanno confermato alcun contatto con i
sequestratori. [FB]
2/7/07 MISSIONARIO RAPITO: STABILITI CONTATTI,
SECONDO ESERCITO 15.27
“Contatti sono stati stabiliti con il sacerdote italiano rapito Giancarlo Bossi”
ha riferito oggi il generale delle forze armate filippine Hermogenes Esperon
Jr., senza precisare l’identità di chi sarebbe riuscito a parlare con il
missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime) né in che modo
sarebbero avvenuti i contatti: lo riporta il quotidiano di Manila ‘Philippine
Daily Inquirer’, precisando che per Esperon i militari hanno la prova che padre
Bossi è vivo. “Abbiamo indicazioni che è in vita ma non vogliamo discutere i
dettagli” ha detto ancora il generale, secondo cui il religioso “sta bene”.
Riportando la notizia sul loro blog, aperto proprio per seguire la vicenda del
confratello rapito il 10 giugno, i missionari del Pime nelle Filippine scrivono:
“Finora la casa regionale del Pime a Zamboanga non ha ricevuto una sola ‘prova
di vita’ di padre Giancarlo Bossi”.
3/7/07 MISSIONARIO RAPITO: ESERCITO CONTINUA DA
SOLO LE RICERCHE 10.41
“L’attesa continua anche oggi; ancora nessuna novità”: lo dicono alla MISNA
fonti del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime) contattate nel sud delle
Filippine, confermando di non aver avuto ancora contatti con i rapitori di padre
Giancarlo Bossi, 57 anni, sequestrato il 10 giugno nel villaggio costiero di
Bulawan, nella provincia di Zamboanga (ovest dell’isola meridionale di Mindanao).
I principali quotidiani filippini riferiscono oggi che il cosiddetto ‘Ad hoc
joint action group’ (Ahjag), che riunisce le autorità governative, quelle
militari e i separatisti del Fronte di liberazione islamico Moro (Milf), ha
deciso di lasciare alle sole forze armate (Afp - Army Force of the Philippines)
il compito di proseguire le ricerche del missionario. “D’ora in poi, spetta alle
Afp la responsabilità di continuare il lavoro” ha riferito Mohammad Nasif, capo
delle forze del Milf incaricate delle operazioni congiunte. Nasif, citato dal
quotidiano ‘Philippine Star’, ha precisato che la decisione è stata concordata
tra il responsabile dei separatisti per l’Ahjag, Abdul Dataya e il generale
della Marina militare Mohammad Dolorfino, secondo i quali le operazioni di
ricerca simultanee non avrebbero dato finora i risultati sperati. Nasif ha
aggiunto che le forze del Milf resteranno in situazione di ‘standby’, pronte a
riprendere le ricerche qualora fosse loro richiesto; i separatisti hanno anche
deciso di ritirare un migliaio di loro uomini dalle aree di Lanao del Sur e
Lanao del Norte per consentire ai militari di procedere senza intralci. Sempre
oggi, secondo il giornale di Manila ‘Philippine Daily Inquirer’, il generale
delle forze armate filippine Hermogenes Esperon Jr. ha riferito che l’esercito
“ha qualche nuovo buon indizio” ma non ha aggiunto altri dettagli; ieri lo
stesso Esperon aveva dichiarato che “contatti sono stati stabiliti con il
sacerdote rapito”, senza tuttavia precisare l’identità di chi sarebbe riuscito a
parlare con il missionario né in che modo.
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