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Parrocchia San Pietro - Abbiategrasso

 

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Don Leandro

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DON LEANDRO GURZONI

I regali di Don Leandro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I regali di Don Leandro

I regali di Don Leandro

Prima ci siamo salutati nel nome del Signore ed ora ci salutiamo con un semplice BUONGIORNO!

Oggi è un giorno di festa, è la festa del nostro oratorio… un oratorio che continua a camminare nel nome di Gesù. Ma come in ogni festa che si rispetti, voi mi insegnate, cosa non devono mai mancare? I regali! Io vi ho portato un regalo, ma chiedo a qualcuno di aiutarmi ad aprire facciamoci dare una mano da un chierichetto “mignon” l’importante è che non ti tremino le gambe, perchè bastano le mie! Ho portato un regalo per la nostra comunità di San Pietro in Abbiategrasso: apriamo la scatola? (incuriositi i ragazzi dicono si)

Ci sono alcuni oggetti significativi:

Primo regalo:

un mazzo di chiavi, facciamo in modo che il cancello della nostra comunità sia sempre aperto a tutti. Certo  ci saranno dei momenti in cui si troverà il cancello chiuso perché di notte di solito si dorme (anche se magari non tutti siamo abituati a dormire tutte le ore della notte) il desiderio, però, è quello di avere un oratorio aperto a tutti indistintamente; certo a volte potrà succedere che qualche porta verrà chiusa, ma la cosa più importante sarà avere il coraggio di andare a suonare il citofono e chiedere: perché è chiuso? Di sicuro qualcuno risponderà.

Secondo regalo:

una matita, ma non è una matita qualunque perché è abbastanza usata,posso assicurarvelo perché risale a tanti anni fa quando ero ancora in liceo motivo per cui possiamo affermare che sia abbastanza vecchiotta. Perché ho scelto una matita usata e un po’ vecchia? Perché il nostro oratorio è un oratorio in cammino. La comunità di San Pietro di Abbiategrasso ha avuto una grazia la scorsa settimana, avete avuto la grazia di salutare e ringraziare il signore per il dono di Don Egidio. Chi mi ha preceduto, don Egidio, ha iniziato a temperare la matita, potremmo dire che ha iniziato ad usare una prima parte, ha contribuito nel consumare un po’ la matita, ma ad un certo punto è stato necessario farle una temperata è quello che sta succedendo ora al nostro oratorio. Per questo motivo non potevo scegliere una matita nuova, perché il nostro non è un oratorio nuovo e la maggior parte delle persone non sono nuove, ma sono persone che già vivono in questa comunità e allora la cosa bella e l’augurio che voglio farvi e voglio fare anche a me è quello di essere un po’ come questa matita capaci di farsi un po’ temperare, tuttavia la matita ha con sé anche una gomma capace di cancellare, per permettere di riscrivere o ridisegnare, non è una penna che non si può cancellare,anche se adesso c’è lo sbianchetto, è una matita, qualcosa di più fragile, basta un nulla affinché la mina temperata si rompa. Quindi questa matita,così fragile, ci ricorda che il nostro oratorio è un luogo molto bello, ma anche molto fragile quindi abbiamone cura!

Terzo regalo:

un CD, “Passpartout” Vi ricorda qualcosa? Quanti oratori estivi fa? Quello di  questa estate o quella prima? Quello dell’estate scorsa… Il CD musicale per dirvi e dirci semplicemente questa cosa: in oratorio ci sarà certo il desiderio di avere sempre i cancelli aperti, il desiderio di comunicare insieme il desiderio di farci un po’ temperare, ma soprattutto nel nostro oratorio non deve mai mancare IL SORRISO, LA GIOIA, dobbiamo essere contenti quando siamo qui perché se uno viene in oratorio ed è triste,anzitutto ci si preoccupa e seconda cosa vuol dire che c’è qualcosa che non va. Allora dobbiamo cercare di risolvere subito il problema, non manchi mai il sorriso in chi entra in questo oratorio. Non abbiamo ancora finito, mancano ancora due doni.

Quarto regalo:

un oggetto forse più apprezzato dal mondo femminile, che cosa sarà mai? una spazzola. Che differenza c’è fra la spazzola e il pettine? La spazzola a cosa serve? Una donna quando usa soprattutto la spazzola? Non soltanto al mattino per pettinarsi, come facciamo noi uomini di fretta, di solito, chi ha i capelli lunghi la usa per lisciare bene i capelli la sera prima di andare a dormire, (almeno così  si faceva una volta!) ora al mattino si è sempre di corsa e quindi si fa la coda ai capelli e si scappa via. La spazzola ci rievoca certamente un simbolo che richiama alla bellezza: il nostro oratorio è bello! (I varedesi che sono arrivati qui ,la prima cosa che hanno detto è stata: ma che bello qua) Ma la sua bellezza è necessario che perduri nel tempo, perciò impegnamoci a tenerlo sempre pulito, motivo per cui la spazzola oltre a renderci belli ci ricorderò quanto sia importanti diventare sempre più ordinati. Se trovo una carta per terra, ne vedo una qui adesso, non lasciamola per terra, mi raccomando, raccogliamola e buttiamola … dove? Nella casa del don? No! Dove? Nel cestino! Questo perché quando uno entra e vede uno spazio ordinato e bello dice:qui c’è della gente civile, qui c’è della gente che sa usare gli spazi. Noi vogliamo sempre più essere capaci di fare questo.

Quinto e ultimo regalo:

l’ultimo oggetto è un telefono (uno smartphone in questo caso), è il mio telefono, ora è spento perché se suona durante la Messa non è molto bello. Ma il telefono che cosa ci richiama? Il parlare, il comunicare. L’oratorio è lo spazio della comunicazione! Perciò non stiamo zitti, non teniamoci le cose dentro, non mugugniamo, parliamone, c’è un problema? Tiriamolo fuori, con una persona non parlo da tre mesi? Se continui a non parlare non capirai mai qual’ è il vero problema! Se invece inizi a fare il primo passo, a salutarlo, a guardarlo in faccia… poi chissà da un litigio passatissimo si riesce ad arrivare ad uno stare insieme a un comunicare…

 

Cari Sanpietrini o Balòn de San Peder, dobbiamo costruire un oratorio così!

· Un oratorio che sappia tenere i cancelli aperti;

· un oratorio che continui un cammino che è già iniziato e che andrà avanti e che dovrà farsi un po’ temperare;

· un oratorio dove non deve mai mancare la musica perché bisogna fare festa;

· un oratorio che deve essere bello e ordinato

· ma soprattutto un oratorio che sappia comunicare… Comunicare fra di noi e in modo particolare con chi è appeso a questa croce: GESU’

Qualcuno ha messo un cartellone dove c’è scritto: nelle tue mani il nostro oratorio, rivolgendosi al sottoscritto, bella questa cosa, perché non è nelle mie mani, ma è nelle mani di Dio. Voi non sapete ma nel 2010, quando sono diventato prete, con i miei compagni di Messa, abbiamo scelto una frase del salmo 15 come motto di classe che diceva: “Nelle tue mani,Signore,è la mia vita”.

Quindi voi volete riporre le vostre vite nelle mie mani, ma io sono “furbo” e le ripongo nelle Sue, perché sono sicuro che Lui risolverà tutti i nostri problemi,

Lui riuscirà a renderci felici,

Lui ci farà capire dove sta la vera gioia.

Buon cammino!                                                                             Don Leandro