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La parrocchia comunità di fede, preghiera e amore Cos’è la parrocchia: comunità di fede, preghiera e amore La parrocchia: «È una comunità di fede, illuminata e sorretta dalla parola di Dio, investita dal dovere dell’annuncio e di una catechesi che riveli l’intero mistero di Cristo; è una comunità di preghiera, soprattutto nel giorno del Signore, per l’azione dei sacramenti che vi si celebrano e per l’Eucarestia, vertice dell’azione liturgica; ed è una comunità d’amore, dove la realtà della comunione è vissuta nell’insieme dei gesti che, partendo dall’Eucarestia, traducono la fraternità dei discepoli del Signore nel servizio, nell’aiuto reciproco, nella testimonianza di carità» (Cc,43). La parrocchia è comunità di fede, di preghiera e d’amore (annuncio, sacramento, testimonianza di carità). La parrocchia porta in sé l’immagine della Chiesa: servizio della Parola, ministero della Liturgia ed esercizio della Carità verso i fratelli caratterizzano la vita di ogni parrocchia; dovunque si trovi, grande o piccola che sia nel numero dei fedeli o nell’ampiezza del suo territorio, mai possono mancarle fede, preghiera e carità; lo stesso futuro della pastorale parrocchiale e la sua organicità dipendono proprio dalla loro presenza simultanea e dalla circolarità fra queste tre vie per il rinnovamento delle nostre parrocchie; il servizio della Parola, il ministero della Liturgia e l’esercizio della Carità verso i fratelli devono configurarsi come una vera e propria pedagogia comunitaria della santità. Dov’è la parrocchia: nel territorio La Chiesa è inviata per servire ed esiste per servire. E la parrocchia non ha un diverso destino: proprio per servire è diffusa su tutta la terra ma al tempo stesso è ben collocata in un luogo, in un territorio; è Chiesa locale che ha una missione da realizzare in una terra precisa; la territorialità è da ritenersi come un dato determinante, da assumere in chiave non semplicemente sociologica, ma autenticamente teologica. Proprio il territorio può essere inteso come garanzia oggettiva e stabile di possibile appartenenza ecclesiale per tutti. La parrocchia, infatti: ha di proprio il fatto di riunire i credenti «senza chiedere nessun’altra condivisione che quella della fede e dell’unità cattolica; la sua ambizione pastorale è quella di raccogliere nell’unità persone le più diverse tra loro per età, estrazione sociale, mentalità ed esperienza spirituale» (Cc,43); ciò fa capire come mediante la parrocchia sia offerta la possibilità che nessuno resti senza una comunità di, almeno tendenziale, appartenenza; essa, si può dire, rende visibile la Chiesa per chiunque «Ogni parrocchia ha senso per annunciare il Vangelo di sempre e per spezzare l’unico pane eucaristico in quel luogo, in quel momento storico, con le attese e i problemi, le fatiche e le speranze, i valori e le contraddizioni di quelle persone…» (Da questo vi riconosceranno,18); non può dunque esistere la parrocchia standard. La parrocchia ha il dovere di ripensare sempre se stessa, conoscendo i volti delle persone che la compongono, sempre immaginando con fantasia e ricostruendo con pazienza la sua figura. La parrocchia dunque: è per il territorio, ossia per tutti gli uomini e le donne che vi abitano: questo essere-per, porta ad escludere ogni forma di colonizzazione spirituale, manipolazione religiosa e possesso delle persone; è nel territorio, cioè nel cuore stesso dell’umanità, espressione visibile di una Chiesa nel mondo: ciò porta ad escludere ogni sorta d’estraneità e di lontananza. La presenza della parrocchia nel territorio è quindi "spregiudicata", ossia senza pregiudizi verso alcuno; è con il territorio, e questo vuol dire solidarietà, condivisione, stare dalla parte dell’uomo "povero". Quella della parrocchia, perciò, è una presenza fatta di rispetto, capace di passare presto ed efficacemente dal conoscere, dall’entrare in relazione al comprendere, al prendere in sé, al rendere partecipi del suo cammino di vita nella storia. |
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